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domenica 12 luglio 2009

La guerra

La guerra non è solo l’antitesi della pace, ma anche della possibile evoluzione dell’Uomo. In un incontro a Mosca negli anni della prima guerra mondiale Gurdjieff diceva “...masse di uomini ipnotizzati che hanno come principale occupazione quella di scannarsi gli uni con gli altri..”Cosa è cambiato? La guerra non è solo quella combattuta da schieramenti contro altri schieramenti, la guerra è nelle nostre città, è tra gli uomini degli stessi schieramenti, della stessa razza, della stessa religione. La guerra è dentro le famiglie. Alla fine ci accorgiamo che noi stessi siamo in guerra con noi stessi. E’ divisione, è conflitto, è sopraffazione della forza sulla debolezza. E’ questa una normale condizione umana? Siamo fatti per vivere come bruti o abbiamo la possibilità della “virtude” e conoscenza? E’ certamente vero che uno dei fondamentali investimenti da fare è quello legato alla formazione culturale degli individui, alla capacità di conoscere se stessi e alla creazione di un centro interiore stabile, non per disciplina militare, ma per sviluppo interiore. Favorendo così un nuovo sviluppo della scienza e delle arti, alimentando creatività e vera genialità, non uniformando ma sollecitando l’individualità dell’intelligenza. La guerra in condizioni di sanità mentale e coscienza non è possibile, è una soluzione inaccettabile, certamente per molti l’argomento a favore della guerra è quello di difendersi da qualcuno che vuole aggredirci. Infatti nessuno apparentemente fa la guerra per primo, tutti la fanno per difendersi da una qualche aggressione o per prevenire un'aggressione nel futuro o per salvaguardare qualcosa che possiedono. Ma è anche vero che non si può portare pace con la guerra, ma è lecito, se nessun’altra strada è percorribile, difendersi da un'aggressione. Non vi è una risposta per tutto questo se non la possibile chiara coscienza che possa sorgere negli individui. Aspiriamo ad un mondo unito, senza eserciti, con un'attenzione centrale all’essere umano e al suo benessere nell’ambiente in cui vive. Un mondo ove le risorse ora impiegate per gli armamenti siano convogliate nella crescita degli individui in ogni parte del globo, dando la possibilità agli individui e alle società di evolvere secondo il loro volere e la loro aspirazione storica e culturale, nel rispetto delle diversità degli altri. Ci piacerebbe una Federazione del Mondo Unito per distribuire le risorse, cercando di fare al meglio con ciò che abbiamo a disposizione. Potrebbe essere il nostro futuro, il prossimo futuro, forse quello dei nostri nipoti, a patto che noi oggi non continuiamo a seminare odio e a non comprendere la vera natura della guerra, l’automatismo e la scarsa conoscenza di se stessi, la divisione interiore che ci spinge solo verso l’ego e il potere. Utopia, diranno in molti, ma ogni progresso umano è nato dal pensiero di uomini e donne che certamente non amavano la guerra.

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