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giovedì 2 luglio 2009

Non c'è Amore senza comprensione

Ad un Re, che gli domandava come imparare ad Amare nel migliore dei modi la sua famiglia ed il suo regno, Buddha rispose così: "Maestà, nella Via dell'Illuminazione non c'è Amore senza Comprensione. L'Amore è Comprensione. Senza comprendere è impossibile Amare. Se marito e moglie non si comprendono, non si possono Amare. Se fratello e sorella non si comprendono, non si possono Amare . Se genitori e figli non si comprendono, non si possono Amare. Se desideri la felicità di coloro che Ami, devi imparare a comprenderne i dolori e le aspirazioni. Comprendendoli, saprai alleviarne i dolori e aiutarli a realizzare le aspirazioni. Questo è vero Amore. Se invece vuoi soltanto che coloro che Ami si adeguino alle tue idee senza sforzarti di conoscere i loro bisogni, non è vero Amore. E' solo desiderio di possedere l'altro e di appagare i tuoi bisogni, che in questo modo non saranno mai soddisfatti. Maestà il popolo del Kosala soffre dolori e nutre aspirazioni. Conoscendo ciò di cui soffre e ciò a cui aspira, saprai Amarlo davvero. I dignitari della tua corte soffrono dolori e nutrono aspirazioni. Conoscendo ciò di cui soffrono e ciò a cui aspirano, saprai come renderli felici e, grazie a ciò, ti rimarranno fedeli per tutta la vita. La Regina, il Principe e la Principessa soffrono dolori e nutrono aspirazioni. Conoscendo ciò di cui soffrono e ciò a cui aspirano, saprai come renderli felici. Se tutti hanno felicità, pace e gioia, anche tu avrai felicità, pace e gioia. Questo è il senso dell'Amore nella Via del Risveglio". Tratto da: "La vita di Siddhartha il Buddha" di Thich Nhat Hanh ed. Ubaldini

L'Arte di... Amare e Farsi Amare - Nuova Edizione


di Omar Falworth

Tutti noi siamo convinti di saper amare; ma allora perché quasi tutti i rapporti di coppia finiscono miseramente o cadono nell'apatia e nella reciproca insoddisfazione? Questo libro parla dell'amore dinamico, l'amore vero, l'amore reale, l'amore come naturalmente dovrebbe essere... perché solo questo tipo di amore riduce i nostri sentimenti negativi che frenano la nostra capacità di amare.

Sito web Scheda da Macrolibrarsi
Numero di pagine 144
ISBN 8886493622
Editore Macroedizioni
Prezzo 7,90 Euro

Scuotere la terra

http://www.coloridellavita.com/racconti.cfm?tid=405

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo. Non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze.
Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare.
Finalmente, il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.
Così non valeva la pena sprecare energie per tirar fuori il cavallo dal pozzo. Allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo.
Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo.
Il cavallo non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo, e pianse disperatamente.
Tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.
Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi.
Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.
La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra. Soprattutto se tu sei già dentro un pozzo
Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.
Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima. Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti. Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto!
Ricordati delle 5 regole per essere felice:
1 - Libera il cuore dall’odio.
2 - Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni.
3 - Semplifica la tua vita.
4 - Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative.
5 - Ama di più e....accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

CHE DOMANI SIA UN GIORNO MIGLIORE DI OGGI!

martedì 30 giugno 2009

Kirk Kilgour

http://www.coloridellavita.com/personaggi.cfm?pid=34

Kilgour nasce Los Angeles il 28 dicembre del 1947. Già durante i suoi primi studi (Mira Costa High School e Bellevue Community College) dimostra una grande predisposizione allo sport, praticando con successo baseball, atletica e soprattutto basket, diventando capitano della squadra di Bellevue ed essendo eletto Giocatore Difensivo dell'Anno dello Stato di Washington.
Nel 1968 il famoso allenatore Al Scates lo convince a dedicarsi a tempo pieno al volley e a trasferirsi alla celebre UCLA (University of Los Angeles - California), dove, oltre ad iscriversi al corso di laurea in psicologia che conclude brillantemente, inizia una luminosa carriera che l'avrebbe portato ad essere uno dei più grandi pallavolisti della sua epoca.
Nonostante la sua grandezza umana e morale prevalga sugli altri aspetti, non va infatti dimenticato che Kilgour è un vero campione assoluto nel suo sport. Per sette anni membro della Nazionale USA, campione universitario con gli UCLA Bruins nel 1970 e 1971, MVP del campionato universitario 1971, partecipa con la sua Nazionale alle Olimpiadi di Monaco, dove, nonostante la sua presenza e quella dell'altro fuoriclasse Tom Hoff, , gli Stati Uniti mancano un podio monopolizzato dagli squadroni dell'Europa Orientale (prima Unione Sovietica, seconda Germania Est, terza Cecoslovacchia).
Schiacciatore di ruolo, uno dei primi specialisti puri in un periodo in cui è molto in voga la figura dell'"universale", forse non è sempre impeccabile in fase difensiva, ma è in grado di attaccare da tutte le posizioni ed dotato di una micidiale e spettacolare battuta in salto che lo fanno soprannominare, al suo arrivo in Italia, l'Angelo Biondo.
Nell'estate 1973 l'Ariccia Volley del presidente Renato Ammannito, neopromossa in serie A ,ma molto ambiziosa, gli offre un ricco contratto per diventare il primo pallavolista statunitense a militare nel campionato italiano.
Kirk si getta nella nuova avventura con un incredibile entusiasmo e dimostra appieno la sua grande umanità in Italia, che gli regala la definitiva consacrazione e lui ama come se fosse il suo paese.
Nonostante col suo stipendio può permettersi auto più prestigiose, compra una Fiat Cinquecento che è la sua compagna inseparabile nella sua avventura romana; è uno spasso vedere quel gigante di più di due metri uscire dalla piccola utilitaria.Si integra a meraviglia nella vita della cittadina e frequenta le scuole di Ariccia dove tiene, come supplente, lezioni di inglese e ginnastica , ovviamente gratis. Ariccia ricambia trattandolo come uno dei suoi, non un californiano trapiantato ai castelli, ma come un vero romano, solo un po' più cresciuto e un po' più biondo.
Immenso e decisivo è il contributo di Kilgour ai successi della squadra, che con il contributo anche giovani giocatori non ancora consacrati come il futuro nazionale Claudio Di Coste ed Andrea Ferretti e all'allenatore/palleggiatore Mario Mattioli (anch'egli recentemente scomparso) riesce ad inserirsi prepotentemente ai vertici nazionali, giungendo seconda nel campionato 73-74 ed addirittura aggiudicandosi uno storico scudetto (il primo vinto a sud di Firenze)l'anno successivo, dopo un'avvincente sfida durante tutto il campionato (non sono ancora stati introdotti i playoff) con lo squadrone all'epoca dominante in Italia, la Panini Modena. L'affetto e la partecipazione con cui viene seguita la squadra sono enormi, tanto che deve abbandonare il piccolo palazzetto di Ariccia e disputare le partite casalinghe nel più grande Palazzo di Viale Tiziano a Roma
All'apice del successo sportivo (viene anche nominato assistente allenatore della Nazionale Italiana nell'autunno 1975) accade l'evento destinato a fare da spartiacque nella sua vita: E' l'8 gennaio 1976, proprio durante un allenamento della Nazionale, al palasport di Viale Tiziano, e mentre svolge un esercizio al "cavallo", cade malamente, la testa si infila fra due materassini, il collo esegue un movimento innaturale. Kirk esplode in un urlo di dolore e disperazione: non riesce più a muoversi. La diagnosi è impietosa: lussazione della vertebra cervicale con lesione al midollo spinale, con conseguente totale e irreversibile paralisi ai quattro arti.
Una mazzata del genere avrebbe distrutto chiunque, non Kirk Kilgour: non si rassegna alla "condizione di fossile" (è una sua espressione), visto che "l'importante è che funzioni la testa"(altra sua frase), e dimostra forza, volontà e coraggio tali, da fare invidia ad un campione in piena attività.
Progetta una sedia/barella con congegni inediti comandati da impulsi vocali che l'accompagna per il resto per la vita e l'aiuta a portare avanti le sue molteplici attività in giro per il mondo ("Non sono su una sedia a rotelle, sono su una macchina dei campi da golf, e non pago neanche la tessera del Golf Club" era solito dire).
Torna negli Stati Uniti ed inizia una carriera da commentatore sportivo (in questo ruolo torna nell'84 alle Olimpiadi che l'avevano già visto protagonista come atleta) e da allenatore ("Head Coach" alla Pepperdine University dal 79 all'81 e vice-allenatore nell'85 quando il college conquista il titolo NCAA). Fra le sue innumerevoli attività ci sono anche quelle di scrittore, produttore, consulente sull'handicap, docente a corsi di motivazione e volontario negli ospedali.
Fra gli innumerevoli riconoscimenti alla sua grandezza che gli sono attribuiti, è da ricordare la Lettera Presidenziale di Merito per il servizio alla comunità per la sua opera dedicata ai soggetti disabili
Kirk non dimentica il paese che tanto l'ha amato durante la sua attività di atleta e periodicamente fa ritorno in Italia. Particolarmente commovente è il suo ritorno nel 1978 a Roma in occasione del Campionato Mondiale di Volley. Entrato con la sua sedia a rotelle sul campo da gioco prima della finale, riceve dal pubblico una "standing ovation" di 20 minuti, e il suo ex.compagno e allenatore Mario Mattioli gli mette addosso una maglia della nazionale italiana, a significare che è da considerarsi dei nostri a tutti gli effetti.
Ma il momento in cui si sublima tutta l'esistenza di Kirk Kilgour è l'11 febbraio del 2000, in Piazza San Pietro a Roma al Giubileo degli Ammalati, nel 2000. In quella occasione Kirk recita commuovendo il mondo la seguente preghiera che è un messaggio di speranza, una dimostrazione di umiltà, un inno alla vita e il suo più profondo testamento spirituale

Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita
perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io!

Kirk Douglas Kilgour ci ha lasciati il.10 Luglio del 2002 a Denver, a 54 anni. Nell'ultimo anno le sue condizioni di salute sono progressivamente peggiorate a causa della lunghissima immobilità, fino quando il suo cuore ha cessato di battere per sempre.

Riflessioni sulla Vita

http://www.coloridellavita.com/riflessioni.cfm?tid=331

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo.
Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato quest'età. Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l'auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare.
Ma se non cominciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo?
Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere.
Tanto vale accettare questa realtà e decidere d'essere felici, qualunque cosa accada.

Alfred Souza dice: "Per tanto tempo ha avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita!
Ma c'erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa d'irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati.
In seguito la vita sarebbe cominciata.
Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita".

Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c'é un mezzo per essere felici ma la felicita è il mezzo. Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordate vi che il tempo non aspetta nessuno.
Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare.
Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova. Smettete di aspettare la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c'è momento migliore per essere felici che il momento presente.
La felicità e le gioie della vita non sono delle mete ma un viaggio.

domenica 28 giugno 2009

Conoscersi, Accettarsi, Migliorarsi - Nuova Edizione


di Omar Falworth

Trovi difficoltà nei rapporti umani? Vorresti essere più sicuro di te? A volte ti assalgono sensi di colpa? Ti preoccupi troppo del giudizio degli altri? Non riesci a trovare la gioia di vivere? Omar Falworth ti offre gli stimoli e i consigli necessari per porre rimedio a tutto questo. La vita è un dono meraviglioso e bisogna viverla più felicemente possibile. E' la vita stessa che ci insegna a vivere, purtroppo impariamo quando è ormai troppo tardi per godercela a

Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene

http://www.coloridellavita.com/racconti.cfm?tid=453

C'era una volta un re, che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio, molto saggio, che tuttavia per i suoi detrattori aveva un grosso difetto: qualunque cosa succedesse, ripeteva : "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene… Il re sopportava comunque questo suo difetto, perché dai suoi consigli e dalla sua saggezza ricavava sempre grandi vantaggi; per questo motivo, non appena il sovrano usciva dalla reggia, il vecchio saggio seguiva il re ovunque andasse, ma proprio ovunque.
In un giorno di gran pioggia il re si recò dal barbiere, e terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell'anulare della mano sinistra, vi fu un gran tuono: il ragazzo ed il re sobbalzarono, e nel trambusto, zac, al sovrano venne tagliata la falangetta!!
Strepiti, urla di spavento e di dolore, e la rabbia del re si abbattè sul malcapitato garzone: "In prigione, disgraziato, hai mutilato il tuo re, marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni"; ma il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania: "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…"; il re al colmo della rabbia sbottò: "Basta, mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo, mi stai prendendo in giro, mi hai sempre ingannato in tutti questi anni con queste idiozie, fila in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne fino alla fine dei tuoi giorni!!"
Il giorno dopo il re, per smaltire un pò di rabbia pensò di andare a caccia: ovviamente da solo, visto che il vecchio saggio, che fino al giorno prima era la sua ombra, stava languendo nelle segrete del castello…..Dopo aver un pò gironzolato nella giungla, venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, contentissimi per aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio.
Il re sbraitò, minacciò , pregò ma non ci fu nulla da fare: a quella gente non importava ne' il rango, ne' il blasone, per loro era semplicemente un uomo da uccidere sull'altare sacro: per cui lo vestirono con la sacra veste, lo cosparsero del sacro unguento, lo legarono sull'altare e mentre il capo stava per affondare nel suo cuore il coltello sacro, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava un pezzettino di dito.
Voi sapete come, per essere sacrificato, un corpo deve essere perfettamente integro, pena grandi disgrazie per la comunità tutta, per cui i seguaci lo coprirono d'insulti e sputi e lo lasciarono nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma vivo!
Ancora frastornato, il re si avviò verso il castello, e nel tragitto capì: come al solito il vecchio saggio aveva avuto ragione, grazie a quell'incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.
Cosa importava un piccolo pezzetto di dito, se paragonato al rischio che aveva corso? Meglio vivo senza un dito che morto integro, dopotutto!
Arrivato al castello, andò subito alle prigioni, liberò il garzone e si recò dal vecchio saggio, che senza scomporsi meditava nella sua cella: entrò, lo abbracciò e gli disse: "Amico mio, perdonami, che cieco sono stato, mi han rapito i Thugs, mi stavano sacrificando, poi hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, e mi hanno lasciato andare: avevi ragione tu, "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…", perdonami, starai sempre al mio fianco, il mio regno ti appartiene….. Però, scusa un momento, ma per te, che ti ho sbattuto in prigione, umiliato e picchiato, dov'è il bene che Dio t'ha dato in tutto questo?"
Con serenità il vecchio guardò il suo sovrano e candidamente gli rispose: "Vede Maestà se lei non m'avesse messo in prigione, io l'avrei accompagnata a caccia, come sempre, ed a me non manca alcun pezzo di dito..."

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