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lunedì 19 ottobre 2009
La medicina di Dio
Tutti vogliamo essere...curati. Dentro ognuno di noi, dal profondo, sale alla superficie della nostra coscienza un desiderio di completezza, e di armonia con tutto ciò che ci circonda. E' un desiderio che non ci viene soltanto quando siamo ammalati o in disarmonia, ma è il desiderio stesso della vita. E' il desiderio che ci fa desiderare il meglio e che trascende la materialità del vivere.
Tutti vogliamo essere curati, ma pochi sono disposti a riconoscere il potere curativo come un continuo processo che sta alla base della nostra esistenza, una matrice biologica ed evoluzionaria di eventi che continuamente avvengono dentro e fuori di noi. E' il potere della nostra vita di tutti i giorni che determina il modo con cui dobbiamo e possiamo usare l'energia spirituale che continuamente fluisce in noi e in tutto il creato.
Il potere di curare e di essere curati non dipende dal medico. Dipende da come pensiamo, da come viviamo e da come ci ricarichiamo di energia spirituale, riarmonizzando la nostra vita secondo ciò che ci lega al Tutto.
Ogni essere è unico e straordinario, e nessun medico può veramente comprendere, capire gli altri uomini, eccetto colui che ha imparato ad usare il dono dell'intuizione, latente in ogni essere umano. Il potere che guarisce è lo stesso potere della vita.
Nel mondo meccanico fatto dall'uomo, non ci sono cose che possono aggiustarsi da sole. L'uomo invece porta sempre dentro di sè il potere di curarsi. Anche gli animali si sanno curare da soli. Un cane, un gatto, senza aver studiato medicina o erboristeria, quando si ammalano, sanno trovare le erbe e la terra che possono guarirli. Gli orsi sanno curarsi le ferite meglio di un esperto chirurgo.
Solo gli esseri viventi, in cui fluisce l'invisibile energia spirituale, possono trasformare la debolezza in forza, l'esaurimento in vitalità, la malattia in salute. Purtroppo l'uomo moderno, troppo distratto dalle sue conoscenze, sembra aver perso la memoria del suo potere naturale. Egli è oggi il più ammalato delle creature di Dio, e usa tutte le sue energie per controllare e vincere le malattie invece di controllare e conquistare se stesso. L'uomo attuale perciò dipende sempre più dai medici e dai guaritori. Pensa che la malattia è un'afflizione momentanea o soltanto un caso di sfortuna, invece di considerare la malattia per quello che è: un risultato dell'ignoranza, l'effetto del vivere contro natura e in disarmonia con se stessi e col mondo. L'uomo separa la causa dalla cura, fidando in misure sintomatiche per portare sollievo sintomatico al male...che è soltanto il messaggero della giustizia.
C'è gente sempre ammalata, che ora la medicina classifica come affetta da malattie psicosomatiche. I loro mali sono psichici. Questa gente vive in ambienti pieni di negatività e di disarmonia, che il singolo individuo non può cambiare. Solo se tutto quell'insieme di individui, di famiglie, impara a conoscere la fonte dei loro mali, ci potrà essere rimedio. Per fortuna l'energia spirituale viene sempre a portare una certa assistenza, e basta un sorriso, una parola amica, un desiderio accontentato o qualche altro fatto di poca importanza, a portare un certo equilibrio, anche se molto precario perchè il modo di vivere non è stato cambiato.
Il male ci insegna che la vita è retta dallo Spirito. Il male è un angelo di Dio che ci obbliga a riconoscere di aver ignorato l'ordine dell'universo. Il male viene per guarirci, poichè esso è soltanto un effetto materiale che deriva da una causa spirituale. Chi ha rancori, chi non sa comprendere, chi non sa perdonare, si prepari ad una continua disarmonia, alla malattia, alla morte. Non dobbiamo sfuggire il male, ma cercarne la causa e usare il nostro potere spirituale per vincerlo.
Perchè allora la moderna medicina tende a eliminare il male? Solo perchè si ignora il potere curativo dell'energia vitale e anche la causa della malattia. Non vogliamo negare le buone intenzioni della medicina, ma vogliamo ricordare che è stato provato che le guarigioni avvengono sempre in modo quasi miracoloso, per la fiducia nel medico o per un imponderabile fattore, spesso chimico, che sforza l'ammalato a ritrovare il suo innato potere di guarirsi, di riarmonizzarsi. La medicina moderna è una perversione della natura, perchè rende gli uomini schiavi di cose esterne, quando la risposta è interna: è l'energia spirituale che guarisce, l'energia divina che è in noi e in tutta
la natura.
Il vero compito del medico è di insegnarci a vivere in armonia con la vita, e non a riempirci di medicine, che possono curare l'effetto, ma non la causa. La vera medicina è quella preventiva, quella che insegna a vivere, a conoscere il nostro corpo e la nostra anima, a distinguere ciò che è positivo da ciò che è negativo( yin e yang), a riconoscere la giustizia divina. Finchè la medicina moderna tenta soltanto di muovere guerra agli innocenti microbi delle malattie, ci saranno sempre più ammalati che medici in grado di curare.
Ogni sistema curativo che richieda la costruzione e il mantenimento di ospedali, di eserciti di medici e di infermieri, e un corpo di cognizioni mediche che può essere usato soltanto con l'aiuto dei computers, presto o tardi cadrà nelle sabbie mobili dell'inefficienza. Il futuro della medicina sta nelle mani di coloro che desiderano che l'uomo riacquisti la fede in se stesso, nel suo auto-potere curativo.
Lo sviluppo ti tecniche curative altamente sofisticate e di un macchinario costoso non ha migliorato le cure ai malati.
Più queste cure sono elaborate, più si diventa dipendenti da esse, e nel fidarsi delle macchine si dimentica la causa delle malattie. Si è portati a non sentirsi responsabili della nostra vita.
L'uomo primitivo, quando cadeva ammalato, non si rivolgeva ai medici. Egli pregava il suo Dio. Era la preghiera, la meditazione e la riflessione sul suo modo di vivere, che lo curavano. Con la fede faceva rifluire quell'energia divina che, per errori di pensiero, per rancori o altro, aveva ostacolato. La Medicina di Dio è dentro ogni essere vivente, è il naturale fluire dell'Energia Spirituale.
Se vogliamo liberarci dalla malattia e dalla dipendenza tirannica della moderna medicina, dobbiamo tornare ad avere fede nella Medicina di Dio. E prima che ciò accada è necessario che impariamo a vivere in armonia con la natura, a nutrirci in modo semplice e naturale, a rendere la nostra vita creativa secondo i veri valori che si esprimono mediante la Verità, la Bontà e la Bellezza. Solo così viene trasformata la nostra coscienza, mutato il nostro campo magnetico, e ci riarmonizziamo con quel pulsare della vita che ci lega a tutte le dimensioni della creazione.
William Blake, l'apostolo dell'Età dell'Acquario, chiamava ciò l'entrare nella veloce corrente del "Fiume della Vita".
Fluendo lungo questo fiume, impariamo che tutto è armonia nella differenza. C'è un differente modo di vivere, di nutrirsi, di respirare, di pregare...una più profonda comprensione del naturale ordine dei cambiamenti. Lo Spirito Divino fluisce e mantiene la vita in tutta la creazione. Ogni gesto, ogni immagine, ogni pensiero, anche le sofferenze e le pene, non sono che illusorie espressioni che forgiano il nostro vivere. Tutto ha il compito di spingerci verso la dimensione dell'Eternità.
Quando si comincia ad avere coscienza, a credere, ad aver fede nella Medicina di Dio, l'Energia Spirituale comincierà a fluire con sempre maggior forza dentro di noi e allora, oltre ad aver vinto il male, diventeremo curatori degli altri in nome di Dio.
domenica 28 giugno 2009
Tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene
http://www.coloridellavita.com/racconti.cfm?tid=453
C'era una volta un re, che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio, molto saggio, che tuttavia per i suoi detrattori aveva un grosso difetto: qualunque cosa succedesse, ripeteva : "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene… Il re sopportava comunque questo suo difetto, perché dai suoi consigli e dalla sua saggezza ricavava sempre grandi vantaggi; per questo motivo, non appena il sovrano usciva dalla reggia, il vecchio saggio seguiva il re ovunque andasse, ma proprio ovunque.
In un giorno di gran pioggia il re si recò dal barbiere, e terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell'anulare della mano sinistra, vi fu un gran tuono: il ragazzo ed il re sobbalzarono, e nel trambusto, zac, al sovrano venne tagliata la falangetta!!
Strepiti, urla di spavento e di dolore, e la rabbia del re si abbattè sul malcapitato garzone: "In prigione, disgraziato, hai mutilato il tuo re, marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni"; ma il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania: "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…"; il re al colmo della rabbia sbottò: "Basta, mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo, mi stai prendendo in giro, mi hai sempre ingannato in tutti questi anni con queste idiozie, fila in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne fino alla fine dei tuoi giorni!!"
Il giorno dopo il re, per smaltire un pò di rabbia pensò di andare a caccia: ovviamente da solo, visto che il vecchio saggio, che fino al giorno prima era la sua ombra, stava languendo nelle segrete del castello…..Dopo aver un pò gironzolato nella giungla, venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, contentissimi per aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio.
Il re sbraitò, minacciò , pregò ma non ci fu nulla da fare: a quella gente non importava ne' il rango, ne' il blasone, per loro era semplicemente un uomo da uccidere sull'altare sacro: per cui lo vestirono con la sacra veste, lo cosparsero del sacro unguento, lo legarono sull'altare e mentre il capo stava per affondare nel suo cuore il coltello sacro, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava un pezzettino di dito.
Voi sapete come, per essere sacrificato, un corpo deve essere perfettamente integro, pena grandi disgrazie per la comunità tutta, per cui i seguaci lo coprirono d'insulti e sputi e lo lasciarono nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma vivo!
Ancora frastornato, il re si avviò verso il castello, e nel tragitto capì: come al solito il vecchio saggio aveva avuto ragione, grazie a quell'incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.
Cosa importava un piccolo pezzetto di dito, se paragonato al rischio che aveva corso? Meglio vivo senza un dito che morto integro, dopotutto!
Arrivato al castello, andò subito alle prigioni, liberò il garzone e si recò dal vecchio saggio, che senza scomporsi meditava nella sua cella: entrò, lo abbracciò e gli disse: "Amico mio, perdonami, che cieco sono stato, mi han rapito i Thugs, mi stavano sacrificando, poi hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, e mi hanno lasciato andare: avevi ragione tu, "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…", perdonami, starai sempre al mio fianco, il mio regno ti appartiene….. Però, scusa un momento, ma per te, che ti ho sbattuto in prigione, umiliato e picchiato, dov'è il bene che Dio t'ha dato in tutto questo?"
Con serenità il vecchio guardò il suo sovrano e candidamente gli rispose: "Vede Maestà se lei non m'avesse messo in prigione, io l'avrei accompagnata a caccia, come sempre, ed a me non manca alcun pezzo di dito..."
C'era una volta un re, che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio, molto saggio, che tuttavia per i suoi detrattori aveva un grosso difetto: qualunque cosa succedesse, ripeteva : "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene… Il re sopportava comunque questo suo difetto, perché dai suoi consigli e dalla sua saggezza ricavava sempre grandi vantaggi; per questo motivo, non appena il sovrano usciva dalla reggia, il vecchio saggio seguiva il re ovunque andasse, ma proprio ovunque.
In un giorno di gran pioggia il re si recò dal barbiere, e terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell'anulare della mano sinistra, vi fu un gran tuono: il ragazzo ed il re sobbalzarono, e nel trambusto, zac, al sovrano venne tagliata la falangetta!!
Strepiti, urla di spavento e di dolore, e la rabbia del re si abbattè sul malcapitato garzone: "In prigione, disgraziato, hai mutilato il tuo re, marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni"; ma il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania: "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…"; il re al colmo della rabbia sbottò: "Basta, mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo, mi stai prendendo in giro, mi hai sempre ingannato in tutti questi anni con queste idiozie, fila in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne fino alla fine dei tuoi giorni!!"
Il giorno dopo il re, per smaltire un pò di rabbia pensò di andare a caccia: ovviamente da solo, visto che il vecchio saggio, che fino al giorno prima era la sua ombra, stava languendo nelle segrete del castello…..Dopo aver un pò gironzolato nella giungla, venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, contentissimi per aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio.
Il re sbraitò, minacciò , pregò ma non ci fu nulla da fare: a quella gente non importava ne' il rango, ne' il blasone, per loro era semplicemente un uomo da uccidere sull'altare sacro: per cui lo vestirono con la sacra veste, lo cosparsero del sacro unguento, lo legarono sull'altare e mentre il capo stava per affondare nel suo cuore il coltello sacro, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava un pezzettino di dito.
Voi sapete come, per essere sacrificato, un corpo deve essere perfettamente integro, pena grandi disgrazie per la comunità tutta, per cui i seguaci lo coprirono d'insulti e sputi e lo lasciarono nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma vivo!
Ancora frastornato, il re si avviò verso il castello, e nel tragitto capì: come al solito il vecchio saggio aveva avuto ragione, grazie a quell'incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata.
Cosa importava un piccolo pezzetto di dito, se paragonato al rischio che aveva corso? Meglio vivo senza un dito che morto integro, dopotutto!
Arrivato al castello, andò subito alle prigioni, liberò il garzone e si recò dal vecchio saggio, che senza scomporsi meditava nella sua cella: entrò, lo abbracciò e gli disse: "Amico mio, perdonami, che cieco sono stato, mi han rapito i Thugs, mi stavano sacrificando, poi hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, e mi hanno lasciato andare: avevi ragione tu, "tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene….., tutto quello che Dio ti dà è per il tuo bene…", perdonami, starai sempre al mio fianco, il mio regno ti appartiene….. Però, scusa un momento, ma per te, che ti ho sbattuto in prigione, umiliato e picchiato, dov'è il bene che Dio t'ha dato in tutto questo?"
Con serenità il vecchio guardò il suo sovrano e candidamente gli rispose: "Vede Maestà se lei non m'avesse messo in prigione, io l'avrei accompagnata a caccia, come sempre, ed a me non manca alcun pezzo di dito..."
venerdì 12 giugno 2009
Positivo
Dovresti essere più buono del necessario, perchè tutti quelli che incontri sul tuo cammino stanno combattendo qualche battaglia. Stai attento alle parole, possono anche tagliarti la lingua.
Se vuoi che i tuoi sogni si realizzino, non devi dormire
Di tutto ciò che porti, la tua espressione è la più importante.
La felicità nella tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.
Il peso più grande che puoi portare è il rancore.
Una cosa che puoi sempre dare ma anche tenerti.... la tua parola. . .
La bugia peggiore è quella che racconti a te stesso.
Se ti manca il coraggio per iniziare, hai già finito.
Una cosa che non puoi reciclare è il tempo perso.
Le idee non funzionano a meno che tu non creda in esse!!.
La tua mente è come un paracadute... funziona solo quando lo apri...
Rincorrere la felicità è la gara di tutta una vita!!!
Non è mai troppo tardi per essere quello che avresti voluto.
La vita è troppo breve per svegliarsi con rimpianti…
Per questo, ama le persone che ti trattano bene. Dimenticati di quelli cue non lo fanno.
Tutto succede per un motivo.
Se ti danno una seconda opportunità, afferrala con tutte e due le mani.
Se la tua vita cambia, lascia che cambi.
Nessuno ha detto che la vita fosse facile, ci hanno solo promesso che valeva la pena viverla.
Gli amici sono come i palloncini , quando li hai lasciati andare, forse non ritornano.
A volte ci preoccupiamo tanto per le nostre vite agitate e piene di problemi
e non ci rendiamo conto che li stiamo lasciando andare tutti.
Discutiamo su chi abbia ragione e ci dimentichiamo quale sia la cosa migliore da fare.
Ci accorgiamo dei veri amici solo quando è troppo tardi...
Se vuoi che i tuoi sogni si realizzino, non devi dormire
Di tutto ciò che porti, la tua espressione è la più importante.
La felicità nella tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.
Il peso più grande che puoi portare è il rancore.
Una cosa che puoi sempre dare ma anche tenerti.... la tua parola. . .
La bugia peggiore è quella che racconti a te stesso.
Se ti manca il coraggio per iniziare, hai già finito.
Una cosa che non puoi reciclare è il tempo perso.
Le idee non funzionano a meno che tu non creda in esse!!.
La tua mente è come un paracadute... funziona solo quando lo apri...
Rincorrere la felicità è la gara di tutta una vita!!!
Non è mai troppo tardi per essere quello che avresti voluto.
La vita è troppo breve per svegliarsi con rimpianti…
Per questo, ama le persone che ti trattano bene. Dimenticati di quelli cue non lo fanno.
Tutto succede per un motivo.
Se ti danno una seconda opportunità, afferrala con tutte e due le mani.
Se la tua vita cambia, lascia che cambi.
Nessuno ha detto che la vita fosse facile, ci hanno solo promesso che valeva la pena viverla.
Gli amici sono come i palloncini , quando li hai lasciati andare, forse non ritornano.
A volte ci preoccupiamo tanto per le nostre vite agitate e piene di problemi
e non ci rendiamo conto che li stiamo lasciando andare tutti.
Discutiamo su chi abbia ragione e ci dimentichiamo quale sia la cosa migliore da fare.
Ci accorgiamo dei veri amici solo quando è troppo tardi...
martedì 5 agosto 2008
Riflessioni di Leo Buscaglia
Vai bene come sei
Attenti a non cadere vittime della persuasione che non possiamo essere amati perché siamo troppo questo e troppo poco quell’altro.
Andiamo bene come siamo, questa è la verità.
La diversità è la vita.
Vi sono stuoli di individui, per esempio, che prediligono le persone alte, oppure quelle basse: Ad alcuni piacciono le brune, altri preferiscono le bionde.
C’è chi apprezza i grassi, chi i magri: Chi ama i loquaci, chi ha un debole per i taciturni. E così via.
Meno ci sentiamo in torto per essere ciò che siamo, più sapremo di poter contare su un affetto veramente duraturo.
Con calma, con pazienza, scopriremo le persone che ci sapranno amare.
E da quel momento noi potremo contare su un’intera vita sgombra di artifici e delusioni, liberi di essere chi siamo.
Esternare il bisogno
Nessuno è mai tenuto a piangere o a soffrire in solitudine.
Eppure molti fra noi sarebbero disposti a patire in silenzio pur di non chiedere aiuto di cui peraltro hanno urgente necessità.
Tendiamo a ritenere che gli altri siano perfettamente consapevoli delle nostre pene, anche se noi non ne parliamo affatto.
E’ dalla forza emotiva, non dalla debolezza, che noi sappiamo trarre la capacità di invocare aiuto.
Il timore del rifiuto, o del ridicolo, o di qualunque altro impulso ci spinga a nascondere le nostre sofferenze, dev’essere sconfitto a ogni costo.
Diversamente, non otterremmo mai il supporto morale che ci occorre.
Naturalmente, nell’atto di sollecitare aiuto noi esprimiamo il nostro apprezzamento nei confronti di un’altra persona.
Implicitamente le facciamo capire che nutriamo fiducia in lei, che la reputiamo in gradi di aiutarci in un momento di grande vulnerabilità.
Non le chiediamo soluzioni. Vogliamo solo che sia presente, che ci accordi un sostegno temporaneo in attesa di trovare le nostre vie personale di superamento.
Un sano”Ho bisogno di te” è un’espressione importante d’amore.
SOLITUDINE COME SORGENTE D’AMORE
E’ bene tener presente che, indipendentemente dal numero delle persone che ci amano, ci circondano, hanno a cuore il nostro benessere e la nostra serenità, di fatto noi siamo veramente soli.
Nessuno, per quanto possa esserci vicino, può comprenderci perfettamente, capire le nostre paure, le nostre speranze, i nostri sogni.
Siamo ignoti perfino a noi stessi, e molti trascorrono l’intera vita nel tentativo di comprendere la loro vera essenza.
Tale estraniazione può diventare fonte di grande solitudine, ma non è detto che sia sempre così.
In realtà essa ci offre il destro di affrontare le nostre paure attraverso un processo di autorivelazione.
Noi sapremo davvero chi siamo solo quando vorremo scavare nei recessi più profondi del nostro io.
Altri scopriranno chi siamo solo quando ci arrischieremo a dischiuderci.
E’ un compito arduo, in continuo divenire. Attraverso l’accettazione della nostra solitudine, possiamo finalmente intuire l’autentico peso dell’amore e il motivo per cui vivere senza amore non è davvero possibile.
LA POSSESSIVITA’ FINISCE SEMPRE COL DISTRUGGERE CIO’ CHE SI PROPONE DI PROTEGGERE
Il controllo assoluto su un altro essere umano non è possibile e tantomeno auspicabile. Ed è sempre distruttivo.
Uno dei grandi miti sul vero amore vorrebbe che le vite di un uomo e di una donna fossero intrecciate per sempre, incamminate sulla stessa via, protese verso le stesse mete e i medesimi interessi, e che ogni istante di separazione fosse per loro un’eternità.
Quand’anche ciò fosse possibile, a me sembra tristissimo!
Sentirsi uniti, protetti, solidali è un sentimento del tutto naturale.
Ma diventa un problema quando noi ne facciamo un’esigenza esclusiva. Chi focalizza il proprio amore su un unico soggetto ha difficoltà nei suoi rapporti con gli altri.
Constatare che le persone che amiamo sanno amare, oltre a essere amate, dovrebbe essere un conforto, non una minaccia.
Dovremmo rallegrarci che abbiano interessi estranei alla nostra persona, che siano autosufficienti e abbiano fiducia in se stessi.
In realtà, noi siamo in grado di amare molte persone contemporaneamente senza con ciò diluire ciò che abbiamo da offrire.
Anzi, quanto più numerose sono le nostre esperienze affettive, tanto maggiore è il patrimonio che rechiamo con noi quando ci concentriamo su un rapporto intimo e profondo.
La spartizione non scredita la qualità dell’amore; al contrario viene intensificata e ulteriormente arricchita dalla nostra esperienza.
(Brani tratti dal libro: “Nati per amare” di Leo Buscaglia, edito da Mondadori)
Attenti a non cadere vittime della persuasione che non possiamo essere amati perché siamo troppo questo e troppo poco quell’altro.
Andiamo bene come siamo, questa è la verità.
La diversità è la vita.
Vi sono stuoli di individui, per esempio, che prediligono le persone alte, oppure quelle basse: Ad alcuni piacciono le brune, altri preferiscono le bionde.
C’è chi apprezza i grassi, chi i magri: Chi ama i loquaci, chi ha un debole per i taciturni. E così via.
Meno ci sentiamo in torto per essere ciò che siamo, più sapremo di poter contare su un affetto veramente duraturo.
Con calma, con pazienza, scopriremo le persone che ci sapranno amare.
E da quel momento noi potremo contare su un’intera vita sgombra di artifici e delusioni, liberi di essere chi siamo.
Esternare il bisogno
Nessuno è mai tenuto a piangere o a soffrire in solitudine.
Eppure molti fra noi sarebbero disposti a patire in silenzio pur di non chiedere aiuto di cui peraltro hanno urgente necessità.
Tendiamo a ritenere che gli altri siano perfettamente consapevoli delle nostre pene, anche se noi non ne parliamo affatto.
E’ dalla forza emotiva, non dalla debolezza, che noi sappiamo trarre la capacità di invocare aiuto.
Il timore del rifiuto, o del ridicolo, o di qualunque altro impulso ci spinga a nascondere le nostre sofferenze, dev’essere sconfitto a ogni costo.
Diversamente, non otterremmo mai il supporto morale che ci occorre.
Naturalmente, nell’atto di sollecitare aiuto noi esprimiamo il nostro apprezzamento nei confronti di un’altra persona.
Implicitamente le facciamo capire che nutriamo fiducia in lei, che la reputiamo in gradi di aiutarci in un momento di grande vulnerabilità.
Non le chiediamo soluzioni. Vogliamo solo che sia presente, che ci accordi un sostegno temporaneo in attesa di trovare le nostre vie personale di superamento.
Un sano”Ho bisogno di te” è un’espressione importante d’amore.
SOLITUDINE COME SORGENTE D’AMORE
E’ bene tener presente che, indipendentemente dal numero delle persone che ci amano, ci circondano, hanno a cuore il nostro benessere e la nostra serenità, di fatto noi siamo veramente soli.
Nessuno, per quanto possa esserci vicino, può comprenderci perfettamente, capire le nostre paure, le nostre speranze, i nostri sogni.
Siamo ignoti perfino a noi stessi, e molti trascorrono l’intera vita nel tentativo di comprendere la loro vera essenza.
Tale estraniazione può diventare fonte di grande solitudine, ma non è detto che sia sempre così.
In realtà essa ci offre il destro di affrontare le nostre paure attraverso un processo di autorivelazione.
Noi sapremo davvero chi siamo solo quando vorremo scavare nei recessi più profondi del nostro io.
Altri scopriranno chi siamo solo quando ci arrischieremo a dischiuderci.
E’ un compito arduo, in continuo divenire. Attraverso l’accettazione della nostra solitudine, possiamo finalmente intuire l’autentico peso dell’amore e il motivo per cui vivere senza amore non è davvero possibile.
LA POSSESSIVITA’ FINISCE SEMPRE COL DISTRUGGERE CIO’ CHE SI PROPONE DI PROTEGGERE
Il controllo assoluto su un altro essere umano non è possibile e tantomeno auspicabile. Ed è sempre distruttivo.
Uno dei grandi miti sul vero amore vorrebbe che le vite di un uomo e di una donna fossero intrecciate per sempre, incamminate sulla stessa via, protese verso le stesse mete e i medesimi interessi, e che ogni istante di separazione fosse per loro un’eternità.
Quand’anche ciò fosse possibile, a me sembra tristissimo!
Sentirsi uniti, protetti, solidali è un sentimento del tutto naturale.
Ma diventa un problema quando noi ne facciamo un’esigenza esclusiva. Chi focalizza il proprio amore su un unico soggetto ha difficoltà nei suoi rapporti con gli altri.
Constatare che le persone che amiamo sanno amare, oltre a essere amate, dovrebbe essere un conforto, non una minaccia.
Dovremmo rallegrarci che abbiano interessi estranei alla nostra persona, che siano autosufficienti e abbiano fiducia in se stessi.
In realtà, noi siamo in grado di amare molte persone contemporaneamente senza con ciò diluire ciò che abbiamo da offrire.
Anzi, quanto più numerose sono le nostre esperienze affettive, tanto maggiore è il patrimonio che rechiamo con noi quando ci concentriamo su un rapporto intimo e profondo.
La spartizione non scredita la qualità dell’amore; al contrario viene intensificata e ulteriormente arricchita dalla nostra esperienza.
(Brani tratti dal libro: “Nati per amare” di Leo Buscaglia, edito da Mondadori)
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