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domenica 21 giugno 2009

Sri Aurobindo

http://www.coloridellavita.com/personaggi.cfm?pid=35

Sri Aurobindo nacque a Calcutta il 15 agosto 1872, dal dottor Krishnadan Ghose (medico condotto) e da Swarmalata Bose (figlia del famoso letterato Rajnarayan Bose). I primi anni li trascorse a Rangpur, nel Bengala orientale; nel 1877 studia presso la Loretto School a Darjeeling.
Nel 1879 il padre lo invia in Inghilterra insieme a due dei suoi fratelli. Pur vivendo in grande povertà a Manchester, ospite della famiglia Drewett, compie studi classici, e, nel 1884, viene ammesso alla St. Paul's School di Londra. Comincia a comporre i suoi primi poemi, alcuni dei quali vengono pubblicati su una rivista della scuola. Venuti meno i magri sussidi del padre, sopravvive con le borse di studio che riesce ad ottenere soprattutto per la straordinaria abilità nella versificazione greca e latina, e deve mantenere anche i fratelli. Nel 1890 si trasferisce a Cambridge, dove viene ammesso nel prestigioso King's College e all'Indian Civil Service, la scuola di formazione degli amministratori indiani. Qui si unisce a un'associazione studentesca denominata Indian Majlis. Per via dei discorsi rivoluzionari il suo nome viene iscritto nella lista nera della polizia politica inglese.
Nell'agosto del 1892 supera il primo esame dell'Indian Civil Service. In ottobre torna a Londra e si iscrive a una società segreta chiamata 'Lotus and Dagger', nata con l'intento di favorire la liberazione dell'India dal giogo britannico. A novembre dello stesso anno, dopo aver superato tutti gli esami, non viene ammesso all'Indian Civil Service per essersi rifiutato di sostenere la prova di equitazione. Così rientra in India e ottiene un incarico presso il Maharaja di Baroda.
Durante i quattordici anni di soggiorno in Inghilterra Sri Aurobindo acquisisce una vasta conoscenza della cultura europea antica, medioevale e moderna. Profondo conoscitore del greco e del latino, impara il francese e l'italiano, il tedesco e lo spagnolo, tanto da poter leggere in originale Dante, Goethe e Cervantes. Arrivato in India nel 1893, diventa segretario particolare del Maharaja dello Stato di Baroda, poi Ministro dell'Educazione e docente di lingue presso l'Università di Stato, dove diventa presto Vice-rettore. Comincia a interessarsi e a studiare la condizione economica e sociale dell'India, allo scopo di verificare le possibilità di una rivolta contro gl'inglesi. Per questo scopo si incontra segretamente con i maggiori capi nazionalisti dell'epoca. Fin dal 1893 scrive alcuni articoli sul quotidiano Indu Prakash, denunciando la "politica di accattonaggio" del Partito del Congresso. Il giornale viene minacciato di sequestro ed è costretto a rinunciare alla sua collaborazione. Intanto va approfondendo le letterature e le lingue indiane, apprende il sanscrito e il bengali, continuando a dedicarsi alla poesia. La sua prima raccolta di versi, Songs to Myrtilla, viene pubblicata nel 1895. L'anno successivo pubblica il poemetto Urvasi. Nel 1899 scrive il poema Love and Death, considerata la più importante delle sue composizioni liriche giovanili. Nel 1901 sposa Mrinalini Bose. Nei primi anni del secolo XX scrive la commedia The Viziers of Bassora. Nel 1905 viene nominato Rettore dell'Università di Baroda. Si dimette dalla carica in seguito alla spartizione del Bengala in due stati operata dagl'inglesi e si trasferisce a Calcutta, deciso a lanciarsi apertamente nella lotta rivoluzionaria.
Partecipa attivamente alla lotta politica in Bengala dal 1906 al 1910, elaborando un programma rivoluzionario basato su quattro punti che lui stesso così riassunse:
1) risvegliare l'India all'idea dell'indipendenza;
2) suscitare nei connazionali uno stato permanente di rivolta;
3) trasformare le imbelli rivendicazioni del Partito del Congresso in un movimento che si proponga l'indipendenza completa del Paese dalla Gran Bretagna;
4) preparare l'insurrezione armata. Nell'agosto del 1906 fonda il quotidiano politico Bande Mataram, di cui sarà il più importante editorialista e redattore. Lo stesso mese viene aperta la prima Università nazionalista, di cui Sri Aurobindo diventa il Rettore. Tra l'ottobre e il dicembre dello stesso anno assume la leadership del Partito nazionalista del Bengala. Il 7 luglio 1907 viene denunciato per diffamazione e arrestato. Il Viceré dell'India dichiara di considerarlo "l'uomo più pericoloso con il quale abbiamo a che fare". E tuttavia i suoi articoli sono redatti in modo da apparire inattaccabili anche dalla censura inglese e il governo di Sua Maestà è costretto a rilasciarlo, in quanto "i fatti non sussistono". Sri Aurobindo è ormai considerato il leader indiscusso del movimento rivoluzionario indiano. Svolge una mole di lavoro impressionante, dalla direzione dei maggiori convegni nazionalisti al giornalismo di alto livello, dalla fondazione di scuole nazionaliste all'insegnamento e a una fitta attività clandestina che consiste nell'organizzazione di numerosi centri di guerriglia. Senza mai trascurare la sua attività preferita: la poesia. In questi anni scrive, tra l'altro, il dramma Perseus the Deliverer. Nel gennaio del 1908 decide di ritirarsi per tre giorni sotto la guida di uno yogin e raggiunge rapidamente una delle massime realizzazioni yogiche, il Nirvana. Ma non rinuncia per questo all'attività politica: il 2 maggio dello stesso anno viene arrestato dalla polizia inglese e rinchiuso nel carcere di Alipore, dove resterà un intero anno in attesa di processo, dal quale uscirà scagionato da ogni accusa. Durante l'anno in cella di isolamento Sri Aurobindo va approfondendo le sue esperienze interiori che lo condurranno rapidamente a quello che egli definisce "il segreto dell'azione".
Uscito di prigione nel maggio 1909, ritrova una situazione politica fortemente compromessa dalle esecuzioni e dalle deportazioni di massa compiute dal governo britannico. Si rimette subito al lavoro, fonda due nuovi quotidiani, uno in lingua inglese (Karmayogin) e uno in bengali (Dharma), nei quali rilancia l'ideale dell'indipendenza totale e della non-cooperazione con gl'inglesi, riuscendo a riaggregare i pochi uomini ancora disposti alla lotta contro il dominio coloniale britannico. Nel febbraio del 1910 viene avvertito che gl'inglesi stanno per arrestarlo con un'altra falsa accusa. Obbedendo a un 'ordine interiore' si imbarca segretamente per Chandernagore, che lascerà il 31 marzo per raggiungere il 4 aprile dello stesso anno Pondichéry, allora un'enclave dell'India francese, dove rimarrà per il resto della sua esistenza.
A Pondicherry andrà prendendo forma quello che Sri Aurobindo stesso definisce il suo "vero lavoro", che verrà portato a compimento grazie all'aiuto della sua compagna spirituale, Mirra Alfassa, che verrà chiamata semplicemente Mère, la Madre. Tuttavia, ancora per molti anni, Sri Aurobindo non trascura la sua attività poetica, letteraria e filosofica, compilando da solo per sei anni (dal 1914 al 1920) la rivista Arya, nella quale andrà elaborando le sue maggiori opere in prosa: La vita divina, La sintesi degli Yoga, Il ciclo umano, L'ideale dell'unità umana, i Saggi sulla Gïtã, Il segreto dei Veda, oltre a studi di linguistica comparata e a numerosi altri saggi di filosofia, di critica poetica e letteraria: circa cinquemila pagine in sei anni. In queste opere Sri Aurobindo illustra la propria visione del mondo e dell'evoluzione, creando quella che Romain Rolland definiva "la più vasta sintesi mai realizzata tra il genio dell'Asia e il genio dell'Europa". Mentre Aldous Huxley parlerà di Sri Aurobindo come del "Platone delle generazioni future". E tuttavia Sri Aurobindo diceva "in confidenza" ad alcuni suoi discepoli: "mai e poi mai sono stato un filosofo, benché abbia scritto di filosofia: ma questa è un'altra storia. Prima di praticare lo yoga... sapevo pochissimo di filosofia; ero poeta e mi occupavo di politica, non certo di filosofia. Nel 1914 un intellettuale francese mi aveva proposto di collaborare a una rivista filosofica, e dato che la mia teoria era che uno yogi deve riuscire a fare qualsiasi cosa, non avevo argomenti per rifiutare; poi lui fu richiamato in guerra e mi lasciò con 64 pagine di filosofia da riempire ogni mese, tutte da solo! L'ho potuto fare perché mi bastava trasporre in termini intellettuali ciò che avevo osservato e appreso un giorno dopo l'altro nella pratica dello yoga: ed ecco che la filosofia nasceva automaticamente. Ma questo non vuol dire essere filosofo!". Sri Aurobindo scriveva in un modo davvero particolare: non un libro alla volta, ma quattro e anche sei libri contemporaneamente, sui temi più svariati: e non doveva fare nessuno sforzo cerebrale, come egli stesso ha cercato di spiegare in alcune lettere. "Vorrei sottolineare che non pensavo quando scrivevo per la rivista Arya, come non penso mai quando scrivo queste lettere e queste risposte... Scrivo nel silenzio mentale cose che arrivano già formate... Il migliore sollievo per il cervello è quando il pensiero si forma fuori del corpo e al di sopra del capo. In ogni caso per me è avvenuto così".

Il "vero lavoro" di Sri Aurobindo
Il 24 novembre 1926 Sri Aurobindo decide di ritirarsi nella sua stanza, dalla quale non uscirà mai più, fino alla morte, il 5 dicembre del 1950. Il ritiro era necessario per potersi concentrare più intensamente in quello che egli considerava il suo vero lavoro: "Non è contro il governo britannico che ora devo battermi, questo chiunque può farlo, ma contro l'intera Natura universale!". Da quel momento egli si circonda di quella riservatezza che doveva caratterizzare l'intera esistenza trascorsa a Pondicherry. "La mia vita non si è svolta in superficie, affinché gli uomini la possano vedere". Continuò comunque ad intrattenere un fitto epistolario con decine e decine di corrispondenti, tanto che questo assumerà una mole considerevole (solo una parte delle lettere sono state raccolte in sei volumi, col titolo di Lettere sullo Yoga), affrontando gli argomenti più disparati: arte, letteratura, yoga, filosofia, politica. Durante la seconda guerra mondiale egli si schierò pubblicamente a favore degli Alleati, cercando – purtroppo invano – di far capire ai capi politici dell'epoca, tra cui Gandhi, l'importanza di contrastare con ogni mezzo le pericolosissime mire espansionistiche di Hitler e del nazismo.
Dopo aver percorso le strade spirituali del passato, aver sperimentato le più svariate esperienze di comunione divina e di realizzazione interiore, Sri Aurobindo si lancia alla ricerca di una più completa esperienza, capace di unire i due poli dell'esistenza, la Materia e lo Spirito. Mentre la maggior parte dei percorsi mistici del passato portavano ad un aldilà che sboccava ineluttabilmente al di fuori della vita terrestre, l'ascesa spirituale compiuta da Sri Aurobindo costituisce il preludio di una discesa della luce e del potere dello Spirito nella Materia, allo scopo di trasformarla. Sri Aurobindo vede (proprio come gli antichi Rishi che composero i Veda) che il mondo manifestato non è un errore o un'illusione che l'anima dovrebbe rigettare per far ritorno al cielo o rientrare nel Nirvana: il mondo è la grande scena di una evoluzione spirituale, una evoluzione o avventura della Coscienza per mezzo della quale dall'Incoscienza originaria si va sviluppando una manifestazione progressiva, in divenire, della Coscienza Divina, celata fin dall'origine o involuta nella Materia. La mente rappresenta la più alta vetta finora raggiunta dall'evoluzione, ma non è la più elevata in assoluto. L'uomo stesso, afferma Sri Aurobindo, è soltanto "un essere di transizione". Al di sopra della mente esiste una Sopra-mente, una Coscienza-di-Verità, una divina Gnosi sopramentale che possiede spontaneamente la luce e il potere della suprema Conoscenza Divina e la cui discesa sulla terra è destinata ad apportare un radicale cambiamento nella vita e nella materia. La dimostrazione dell'attualità di questa trasformazione, che è in corso e non è di là da venire, si può trovare in quel prezioso documento di evoluzione sperimentale che sono i tredici volumi dell'Agenda di Mère: essa è aperta alla "comprensione" di tutti coloro che vogliono conoscerla e sperimentarla.
La poesia come principale veicolo espressivo di Sri Aurobindo
"In ogni caso – scrive Tommaso Iorco, traduttore e editore di opere filosofiche e poetiche di Sri Aurobindo – egli considererà sempre la poesia il suo principale veicolo espressivo". E nella seconda metà della sua vita elabora o completa una ricchissima produzione in versi, affiancando alle architetture strofiche classiche il moderno frammentismo lirico e la sperimentazione metrica. Tra l'altro, Sri Aurobindo è l'unico poeta in lingua inglese che abbia affrontato con successo la difficile impresa del metro quantitativo, componendo un intero poema epico in esametri quantitativi (Ilion). Nell'ultimo periodo si dedica al rifacimento o al perfezionamento delle sue opere drammaturgiche, ma soprattutto al suo capolavoro poetico, Savitri, un poema epico in blank verse di oltre ventitremila versi, nel quale illustra l'essenza del suo messaggio e del suo vero lavoro, come solo la poesia può fare. "La funzione della poesia – ha scritto Sri Aurobindo – non è quella di insegnare una verità particolare, e neppure di insegnare affatto; non è neppure quella di ricercare la conoscenza o servire una religione o un fine etico. È quella di impersonificare la bellezza nel mondo e dare diletto. Fa parte del suo scopo più elevato il servire lo spirito: cioè illuminare e guidare con la bellezza, per formare l'anima dell'uomo, attraverso un diletto altamente informativo e rivelatore".
Nel 1972 il Sri Aurobindo Ashram di Pondicherry ha raccolto in 30 volumi le opere di Sri Aurobindo (Edizione del centenario). È in corso di completamento la nuova edizione delle Opere complete in 36 volumi.

lunedì 15 giugno 2009

Osho Rajneesh


Rajneesh Chandra Mohan Jain, meglio conosciuto durante gli anni Settanta come Bhagwan Shree Rajneesh e più tardi come Osho (Kuchwada, 11 dicembre 1931 – Pune, 19 gennaio 1990), è stato un filosofo e leader carismatico e Maestro spirituale indiano.

Ha vissuto in India e negli Stati Uniti ed è stato il fondatore e leader del "Movimento Osho-Rajneesh" (Osho-Rajneesh movement), un controverso movimento spirituale i cui seguaci sono noti come "arancioni", o come "neo-sannyasin" (sanya-sa in hindi significa asceta) da non confondere peraltro con gli Hare-Krishna per l'identità di colore degli abiti indossati.
Indice

L'infanzia

"Osho nasce a Kuchwada, In India Centrale, l'11 dicembre 1931. Egli ha raccontato come il periodo dell'infanzia ebbe grande influenza sulla sua crescita, perché in casa dei nonni questi gli diedero la massima libertà e gli dimostrarono grande rispetto. Fu lasciato senza cure particolari nè restrizioni o alcun tipo di educazione imposta. Come egli stesso ebbe a dire, i bambini, durante i primi sette anni, vengono influenzati in maniera negativa dall'esser forzati ad imparare e dal negare loro la dignità: "se ad un bambino nei suoi primi anni è permessa la libertà, crescerà forte e abbastanza intelligente da decidere e discutere, e potrà auto-educarsi". Se un bambino riceve rispetto, afferma Osho, è più obbediente verso i genitori; se i genitori ignorano la sua individualità, il bambino a sua volta li ignorerà.

L'"illuminazione" e le prime comunità

Il 21 marzo 1953, all'età di ventun anni, dopo un intenso periodo ebbe l'esperienza dell'"Illuminazione", quella in cui si raggiunge il più alto grado di consapevolezza, dove " la goccia si fonde nell'oceano, nell'attimo stesso in cui l'oceano si riversa nella goccia". E' il momento della suprema comprensione, della caduta di tutti i veli che impediscono la chiara visione della realtà. Convinto dell'importanza di ciò che aveva acquisito, da allora volle invitare ogni individuo a condividere la sua esperienza. Cominciò così a viaggiare per l'India, istituendo dibattiti e convegni e attirando migliaia di persone.

Conclusi gli studi, insegnò al Sanskrit College di Raipur e successivamente negli anni '60 ottenne la cattedra di filosofia alla università di Jabalpur. Nel 1969 un gruppo di discepoli stabilì una fondazione in supporto al suo lavoro, permettendogli di lasciare il lavoro universitario. Iniziò a proporre le sue tecniche di meditazione con l'intento, condiviso da antiche tradizioni, di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé, che per Osho e per la corrente spirituale di cui lui è stato l'iniziatore si può concretizzare in quello che in Oriente viene chiamato il "risveglio" interiore. Il 26 settembre del 1970 iniziò il suo primo discepolo ( o sannyasin) durante una meditazione all'aperto, uno dei grandi incontri in cui dava conferenze e guidava meditazioni di gruppo.

Nel 1974 si trasferì a Puna dove fondò il suo ashram, centro di comunità spirituale e dove intensificò i discorsi offrendo degli spunti per cogliere il Silenzio da cui ha origine la consapevolezza. Qui il flusso di visitatori, in particolar modo quelli occidentali, diventò inarrestabile. Alla fine degli anni '70 l'ashram di Puna ospita il Centro di terapia e di crescita interiore più grande del mondo, dove migliaia di persone accorrono per partecipare a gruppi terapeutici e a corsi di meditazione, per ascoltare il discorso giornaliero tenuto al mattino da Osho, ora chiamato Bhagwan, oppure partecipare al darshan (incontro col Maestro) serale.

La comune in Oregon

Nell'estate del 1981 l'esperimento comunitario viene trasferito in America, dove ebbe modo di affermarsi nel mondo occidentale fondando una comune nello stato dell'Oregon (USA) presso il ranch "Big Muddy" ad Antelope. La nuova Comune viene chiamata "Rajneeshpuram ("Essenza di Rajneesh"), è grande ben 65.000 acri, riscuote un grande successo fino ad ingrandirsi alle dimensioni di una piccola cittadina. Dopo un inizio travolgente, nel 1985 l'intolleranza culturale dei residenti locali ma più di tutto una serie di scandali che investirono la sua segretaria e alcuni dei suoi più stretti collaboratori, costrinsero Osho ad allontanarsi dal ranch. Fu poi arrestato e incarcerato in più prigioni fino a che fu espulso dagli Stati Uniti.

Il ritorno a Poona

Ritornò in India e si stabilì nuovamente a Puna. Qui il vecchio ashram divenne la nuova Comune, che ancora oggi, sotto il nuovo nome di Osho International Meditation Resort, riceve persone che vengono da tutto il mondo, fedeli al suo pensiero e alla pratica dei suoi insegnamenti. I libri a lui intitolati, o meglio le trascrizioni dei suoi discorsi, sono centinaia, tradotti e letti in decine di lingue, coerentemente alla persistenza del movimento. Per il suo samadhi, la partenza fisica dal mondo, lasciò la seguente epigrafe: "Osho. Mai nato, mai morto, ha solo visitato questo pianeta Terra dall'11 dicembre 1931 al 19 gennaio 1990". Alla sua morte, dopo un lungo periodo in cui la sua salute era senpre più malferma e di cui lui stesso aveva parlato come conseguenza di un avvelenamento subito in carcere in America, la Comune di Puna, in cui ha sede una "Multiuniversità dell'essere" con programmi e corsi di crescita interiore, restò guidata da un gruppo di 21 persone da lui nominate qualche tempo prima.

La "filosofia" di Osho

Il suo insegnamento è stato considerato da alcuni come un insieme di idee proprie delle filosofie orientali (Induismo, Giainismo, Buddismo Zen, Taoismo) e di alcuni tratti del pensiero occidentale (psicologia junghiana, psicologia umanista, l'antica filosofia greca), del mondo della mistica Sufi e della religione di Zoroastro.

Il sincretismo e i valori proposti

L' originalità dell'opera di Osho in anni di diffuso interesse per la tradizioni spirituali orientali consiste nell'intenzione di adattare i millenari concetti e pratiche della cultura indiana al moderno uomo occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione dinamica introdotti da Osho, elaborati in modo sincretico a partire dagli insegnamenti dello Yoga, del Tantra, ma anche da altre tradizioni non indiane come il Taoismo e il Buddhismo Zen.

Osho afferma che la grazia più grande che possa essere concessa ad un uomo sia l'esperienza dell'illuminazione spirituale. Questa "illuminazione" non può eesere descritta a parole, la mente è inadeguata a comprendere una esperienza che va oltre i dati sensibili. Una definizione può essere questa: E' la comprensione, non razionale, di ogni cosa di cui è fatto l'universo; tuttavia, poichè la mente si lascia distrarre da una molteplicità di fattori non riesce a cogliere la totalità. In particolare, le distrazioni provengono dalle attività umane del pensiero razionale, così come dai vincoli emozionali che ci legano alle aspettative della società, con le conseguenti paure e inibizioni. Per chiarire agli ascoltatori il suo approccio e per dare degli strumenti sistematici al suo metodo di ricerca, Osho estrasse e espose varie filosofie da diverse fonti. Fu un ricercatore molto attivo e prolifico: in innumerevoli discorsi sia nella lingua hindi che in inglese si occupò di varie tradizioni spirituali e religiose, incluse quelle di Buddha, Krishna, Guru Nanak, Gesù, Socrate, dei maestri Zen, del Chassidismo, dei Sufi.

Volle evitare di costruire un "sistema di pensiero" dal momento che, secondo le sue parole, nessuna filosofia può esprimere completamente la verità. Una definizione possibile (anche se probabilmente può essere considerata riduttiva) del suo pensiero potrebbe essere quella di una "filosofia della non-filosofia". Oratore consumato, utilizzò il suo acume psicologico, la vastissima cultura di cui era dotato (aveva letto oltre centomila libri), l'acutissima memoria che lo sorreggeva, per veicolare il messaggio insistendo sul fatto che l'unico scopo per il quale continuava a parlare era quello di convincere gli ascoltatori a guardare finalmente dentro se stessi e contemporaneamente a liberarsi delle abitudini e degli schemi mentali che hanno accompagnato loro per l'intera vita. E per ottenere ciò occorre intraprendere un percorso di meditazione.

Fu spesso erroneamente chiamato il "guru del sesso", dopo che alcuni suoi discorsi della fine degli anni '60 scandalizzarono la parte della società più conservatrice. Questi, che erano il commento di alcuni libri sacri del Tantra, vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, "per il Tantra tutto è sacro, e nulla è profano", e ogni morale sessualmente repressiva era controproducente dal momento che "non si può trascendere il sesso senza averne avuto un'esperienza completa e consapevole".

La meditazione

Secondo Osho, la meditazione è uno stato che va "oltre la mente", di totale presenza di sè nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore. Egli insistette molto sul fatto che la meditazione non può essere spiegata o descritta in modo esaustivo, essendo un'esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi. La pratica della meditazione non comprende quindi necessariamente pensieri spirituali o religiosi, e non è possibile forzarla con un atto di volontà anche se è una disciplina, ma soltanto lasciare che questo stato di "non mente" cioè del guardare la cosa in sè senza dare giudizi di sorta, si manifesti spontaneamente. E' questa la mente del bambino che guarda incantato le meraviglie del mondo; è la mente innocente che si affaccia per la prima volta sull'universo e lo contempla.

Osho partì dal presupposto che l'essere in "meditazione" sia una condizione comune e naturale dell'uomo. Ma, aggiunse, è molto difficile per l'uomo moderno raggiungere tale condizione con le tradizionali tecniche (come sedersi in silenzio semplicemente, a gambe incrociate), poiché egli subisce continuamente tante "distrazioni" e stimoli esterni e la mente è talmente piena di pensieri i quali corrono da una parte e dall'altra che ha perso la capacità di stare immobile e di dedicarsi al proprio ascolto interiore. Per questo motivo individuò alcune tecniche di meditazione attiva' il cui fine essenziale era di calmare la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla meditazione.

Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle terapie della moderna psicoterapia occidentale (a.e. la psicoterapia della Gestalt), e consistono nell'alterazione del respiro, nel gibberish (l'esprimersi in un linguaggio sconosciuto), nel piangere o ridere liberamente, nel danzare e muovere il corpo fino a raggiungere lo stato di catarsi, ovvero di crollo delle sovrastrutture mentali e liberazione dalle stesse attraverso un'esplosione emozionale. In questo modo si liberano il corpo e la struttura psico-energetica di tutti quei blocchi emozionali che impediscono la libera espressione di sé nella vita quotidiana.

Le tecniche di meditazione principali proposte da Osho sono chiamate Active Meditations (meditazioni attive) e comprendono le meditazioni: "dinamica", "kundalini", "nadabrahma", "nataraj". Esse si basano sui seguenti presupposti: 1. la concezione di piena identità fra corpo e struttura psichica (ogni emozione repressa o trauma interiorizzato ha un corrispettivo nel corpo fisico); 2. i condizionamenti sociali ed emotivi subiti dall'uomo fin dalla sua prima infanzia, se molto radicati nella propria struttura psicofisica, devono essere eliminati, il che richiede un atto di volontà del praticante.

Osho re-introdusse anche alcune tecniche tradizionali di meditazione, riducendole alla loro più essenziale espressione, astraendole dai rituali e dai formalismi propri, e mantenendone le parti maggiormente "terapeutiche". Inoltre sostenne la teoria per la quale lo stato meditativo può essere raggiunto e mantenuto, con una sufficiente pratica, anche attraverso le azioni quotidiane.

Una illuminazione terrena

Con la pratica continua, senza interruzioni della meditazione, si ottiene, secondo Osho, l'Illuminazione, ovvero uno stato in cui "si è continuamente in uno stato di meditazione".

Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale nè contrappose la vita profana alla vita religiosa ma invitò a vivere in maniera "naturale" e consapevole che per lui coincideva con quella sacra. Il percorso che conduce all'Illuminazione consiste quindi nel qualificare, con la massima presenza di sé, ogni atto della vita quotidiana, dal lavoro alla vita di coppia, dal sesso alle relazioni sociali.

Questa concezione di spiritualità, che è consapevolezza immersa nel quotidiano, è quindi in aperta rottura con la tradizionale visione delle più importanti religioni, per le quali i due mondi sono separati: quello dello spirito e quello della materia.

sabato 13 giugno 2009

Sathya Sai Baba

Sathya Sai Baba, nato Sathya Narayana Raju Ratnakaram (Puttaparthi, 23 novembre 1926), è un filosofo e mistico indiano.

Nato in un piccolo villaggio nell'Andra Pradesh (India del sud), all'età di 14 anni affermò di essere la reincarnazione di Sai Baba di Shirdi (e la seconda incarnazione di Kalki, l'avatar del Kali Yuga), prendendo quindi il suo nome. Ha milioni di devoti, a livello mondiale, molti dei quali facenti parte dell'Organizzazione Sathya Sai. Dal 2005 è su una sedia a rotelle.

Gli insegnamenti

L'insegnamento di Sathya Sai Baba si fonda sul concetto che l'uomo sia essenzialmente divino e che debba quindi impegnarsi a riscoprire la propria natura divina.

Sathya Sai Baba ha più volte affermato di non voler fondare una nuova religione, né una setta o un nuovo credo, o di volere raccogliere proseliti; nonostante sia nato in un contesto induista, il suo messaggio vuole essere «universale» e si rivolge indistintamente ai fedeli di tutte le religioni a cui raccomanda la sincera adorazione di Dio nelle forme e nei mezzi propri di ciascuna religione: cardine del suo insegnamento è infatti l'unità delle religioni e delle discipline spirituali, concepite come strade differenti verso l'unico Dio. Molta importanza è data al canto devozionale e alla preghiera, al servizio altruistico disinteressato (seva), e allo studio della spiritualità attraverso i testi sacri e spirituali di ogni tradizione o cultura.

Afferma inoltre che l'essere umano, per potersi definire tale, dovrebbe vivere secondo cinque valori principali, i cosiddetti Valori umani, presenti – seppur in modo latente – in ogni individuo: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Non-violenza; la cui costante e progressiva riscoperta e messa in pratica costituisce la «vera essenza della ricerca spirituale».
"C'è una sola razza: la razza dell'umanità.
C'è una sola religione: la religione dell'Amore.
C'è un solo linguaggio: il linguaggio del cuore.
C'è un solo Dio: Egli è onnipresente."


Nel 1963 è sorta l'Organizzazione Sathya Sai, organizzazione spirituale non-religiosa e senza fini di lucro o di proselitismo, attualmente attiva in 137 nazioni, fondata con lo scopo di aiutare le persone a «riscoprire la propria natura divina».

Alcune massime di Sathya Sai Baba

- Ama tutti, servi tutti - Aiuta sempre, non ferire mai (Love all, serve all - Help ever, Hurt never)
- Dio è dentro di te. Scoprilo!
- Il servizio reso all'uomo è servizio reso a Dio.
- Comincia il giorno con Amore, riempi il giorno con Amore, trascorri il giorno con Amore, termina il giorno con Amore: questa è la strada che conduce a Dio.
- Se le malattie e le sofferenze non fanno distinzione tra ricchi e poveri, perché dovremmo farlo noi?
- La mia vita è il mio messaggio.
- Amate voi stessi perché incarnate Dio; amate e servite gli altri, perché incarnano Dio che parla ed agisce per mezzo loro.

Popolarità e fenomeni "sovrannaturali"

La popolarità di Sathya Sai Baba in occidente è dovuta in buona parte all'opera dei mass media, al sempre crescente interesse di questi ultimi non tanto verso il suo messaggio e le sue opere, quanto verso la presunta sovrannaturalità di numerose azioni, episodi ed eventi, che lo riguardano in modo più o meno diretto.

Migliaia di testimoni riportano di vedere Sai Baba compiere ogni giorno miracoli di varia natura, come le levitazioni, le apparizioni a distanza, le cosiddette materializzazioni di oggetti di svariate dimensioni (tra cui anelli, collane, o la sacra cenere Vibhuti), benché non esistano prove dell'esistenza di questi fenomeni, ed essi siano oggetto di controversia. Durante la festività di Mahashivarathri, dopo un lungo discorso, è solito far fuoriuscire dalla bocca uno o più Lingam, sfere d'oro (o altri materiali) dalla forma ovale.

Nonostante sia estremamente elevato il numero di persone che vengono a conoscenza di Sai Baba grazie alla popolarità di questi fenomeni, egli sostiene di non darvi importanza, raccomandando ai devoti di fare altrettanto, definendoli semplici stratagemmi per attirare l'attenzione sul reale contenuto del suo messaggio.

Le opere sociali

L'impegno di Sathya Sai Baba nel campo del sociale si concretizza in numerosi progetti di natura umanitaria e filantropica in India, ispirati o portati avanti da egli stesso. Questi progetti (definiti, a seconda della tipologia, SocioCare, EduCare e MediCare) includono:

- la costruzione di campi medici e ospedali (tra cui il policlinico Puttaparthi Super Speciality Hospital), in cui gli interventi vengono eseguiti gratuitamente;
- il “progetto acqua potabile”: un sistema di filtraggio, depurazione e distribuzione dell'acqua ad oltre 1000 villaggi rurali (circa due milioni di persone servite);
- il progetto Sathya Sai Gange, un grande canale artificiale per portare acqua nella regione di Madras, caratterizzata dalla siccità;
- l'apertura di numerosi istituti scolastici gratuiti, da elementari a università.
- Altre iniziative analoghe portate avanti dall'Organizzazione Sathya Sai in tutto il mondo.

Riconoscimenti

- L'11 settembre 2005 in un incontro pubblico su Sathya Sai a St. Louis, Missouri, Stati Uniti d'America, Francis G. Slay (il sindaco della città) come atto di riconoscimento a Sathya Sai Baba e alle sue opere, ha emanato un proclama ufficiale in cui si dichiara questa giornata "Giorno di Sathya Sai Baba" nella città di St. Louis.
- il 23 novembre 2005 (giorno dell'80° compleanno di Sai Baba), con un proclama analogo, Jim Dailey (sindaco di Little Rock, Arkansas, Stati Uniti) ha dichiarato questa giornata "Giorno di Sathya Sai Baba" nella città di Little Rock.
- La Regina Elisabetta ha recentemente conferito all'Ala Giovani dell'Organizzazione Sathya Sai del Regno Unito il Premio Duca d'Edimburgo, un programma internazionale di leadership in azione, non competitivo e legato ad attività culturali e di servizio, istituito nel 1956 dal suo fondatore e patrono, il Principe Filippo.

Controversie

Numerosi critici (inclusi ex devoti, come ad esempio il pianista inglese David Bailey) sostengono che i presunti miracoli attribuitigli non sarebbero altro che trucchi e illusioni. A supporto di questa opinione sono stati realizzati numerosi video, a volte censurati dalle autorità indiane, secondo cui, per la cenere Vibhuti, Sai Baba utilizzerebbe piccole capsule contenenti polvere (o, secondo alcuni studiosi, di sterco di vacca essiccato o semplice terriccio) che egli stesso disintegrerebbe nascondendole tra le dita; i Lingam, invece, sarebbero conservati all'interno di grossi fazzoletti, inseriti in bocca con abili e veloci movimenti, e rigurgitati subito dopo.

Diversi sacerdoti ed esorcisti cattolici hanno dichiarato che, qualora alcuni fenomeni paranormali di Sai Baba non fossero semplici inganni e trucchi, sarebbero (come qualunque altro prodigio compiuto da mago o stregone) di origine demoniaca. Si può segnalare a questo proposito che alcuni ex-devoti di Sai Baba abbiano dichiarato di essersi sentiti "disturbati" da una forza maligna dopo essersi allontanati da lui (tipico, secondo alcuni, di chi ha lasciato lo spiritismo, la magia o movimenti satanisti).

Vi sono anche incerte notizie riguardo un omicidio plurimo, avvenuto presso il suo ashram nel 1993 e mai ben chiarito, in seguito - sembra - ad un attentato nei suoi confronti

In seguito ad accuse di molestie sessuali, l'emittente televisiva britannica BBC ha realizzato una sorta di video-documentario, fortemente critico verso Sai Baba (che raccoglieva accuse di vario tipo), che è circolato in diversi Paesi. Alaya Rahm, il giovane che ha avanzato la maggior parte di queste accuse contro Baba, e che era il protagonista d'accusa nel documentario, ha presentato una causa in California nel gennaio 2005 la cui udienza è stata stabilita per il 28 aprile 2006. Durante il procedimento sono stati identificati ed ascoltati dei testimoni che erano presenti a Prashanti Nilayam quando le molestie accampate dal querelante avrebbero avuto luogo. Uno di questi testimoni ha successivamente ritrattato e ritirato le sue affermazioni a sostegno degli accusatori. Il 19 aprile 2006 Alaya Rahm ha ritirato la querela, ed il caso è stato abbandonato con pregiudizio (il querelante, cioè, non subisce danno e la causa non può più essere presentata in alcuna corte in negli Stati Uniti o in India).

giovedì 11 giugno 2009

Babaji


Babaji (o Mahavatar Babaji) è, secondo alcuni, uno yogi immortale che vive sull'Himalaya. Secondo la tradizione, Babaji è il maestro illuminato che, nella seconda metà del 1800, iniziò Lahiri Mahasaya al kriya yoga. Alcuni pensano che si incarni di tanto in tanto, mentre altri credono che sia stabilmente incarnato e ringiovanisca il suo corpo grazie ad una pratica yogica conosciuta a pochissimi come "Kaya Kalpa".

La sua esistenza è stata resa nota al mondo da Paramahansa Yogananda nel suo libro "Autobiografia di uno yogi". Secondo alcuni, Babaji è apparso nel 1970 in una grotta nel Paese di Hairakhan, in India, senza vestiti e cosparso di cenere in Sadhana meditativa. In anni recenti, molte persone hanno asserito di averlo visto o di essere state in contatto con lui; il tutto testimoniato da fotografie del guru accanto ai devoti nell'Ashram di Hairakhan. I devoti di questo guru affermano che sia lo stesso Babaji descritto nel libro "Autobiografia di uno yogi".

Queste asserzioni sono viste con una certa diffidenza dalla maggior parte dei kriyaban appartenenti alle organizzazioni del kriya yoga del lignaggio di Paramahansa Yogananda. "Baba" significa semplicemente "Padre". Il suffisso "ji" si utilizza per indicare rispetto. Il coinvolgimento dei devoti occidentali ha contribuito molto alla diffusione di numerosi ashram in suo onore; solo in Italia ne esistono quattro sparsi in modo omogeneo per la penisola (si parte da Villa San Secondo - AT per finire a Cisternino - BR). Il Mantra che Babaji di Hairakhan consigliava di ripetere in ogni momento del giorno è "Om namah shivaya", che letteralmente significa "mi inchino al signore Shiva". Il messaggio che questo guru trasmetteva ad ogni devoto era questo: "Verità, Semplicità, Amore".

giovedì 4 giugno 2009

Tiziano Terzani


Tiziano Terzani nacque a Firenze, nel quartiere di Monticelli, mercoledì 14 settembre 1938. Dei suoi genitori (la madre era di origini benestanti, il padre meccanico) disse: "Mio padre era un comunista, ex partigiano, mia madre cattolicissima debbo a loro forse un senso di tolleranza e questa cosa profonda di vedere il bello della vita nella sua diversità e vedere la vera essenza della vita nell'armonia degli opposti". Visse l’infanzia in ristrettezze economiche ma con la dignità dei semplici ma saldi principi morali dei genitori che Tiziano fece propri. L’acuta intelligenza che lo distingueva, la sua predisposizione allo studio, l’incontro fortunato con insegnanti che ne colsero le qualità già nell’istruzione primaria, gli valsero la possibilità del riscatto culturale e sociale dalla povertà dell’ambiente familiare che si convinse a concedergli la possibilità del proseguimento degli studi e a frequentare il liceo classico "Galileo" di Firenze, dove, sedicenne ebbe il primo contatto col mondo, impiegando le vacanze scolastiche come lavapiatti in Svizzera: con lo stipendio ricevuto visitò Parigi, quindi un passaggio in Belgio e in Germania. Brillantemente diplomato, rischiò l’impiego in banca: lo salvò l’ammissione alla borsa di studio presso il prestigioso Collegio medico-giuridico di Pisa (allora facente capo alla Scuola Normale Superiore), attuale Scuola Superiore Sant'Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento (tra i compagni di corso c'era Giuliano Amato), laureandosi brillantemente in giurisprudenza nel 1961.

Nello stesso anno sposò Angela Staude, fiorentina di genitori tedeschi (suo padre era il pittore Hans-Joachim Staude). Trascorsi sei mesi per un Master in Inghilterra, nel 1962 iniziò a lavorare per la Olivetti dapprima come venditore e successivamente occupandosi del personale estero. Nel 1965, l'azienda lo inviò a tenere corsi di formazione in molte aree del mondo (fra cui il Giappone ed il Sud Africa), dove entrò in contatto con le problematiche dell’apartheid e dello sfruttamento sociale del continente africano: tema dei suoi primi scritti giornalistici che l’Astrolabio, rivista diretta da Ferruccio Parri, gli pubblicò in Italia contribuendo a maturargli la decisione di cambiare radicalmente vita ed esplorare il mondo scrivendone.

L'esordio nel giornalismo

Una borsa di studio offertagli dalla Columbia University di New York per dedicarsi allo studio della lingua e della cultura cinese gli fornì la motivazione e la possibilità di licenziarsi dall'Olivetti (1969) per investire sulla professione giornalistica attrezzandosi di conoscenze sul paese asiatico e sugli esperimenti di nuova e utopistica organizzazione sociale in esso in atto in un'epoca di grandi fermenti e fenomeni politici di ripensamento critico dell’organizzazione occidentale . Dello stesso anno, in agosto, la nascita del suo primogenito Folco.

Dopo qualche collaborazione, prima per L'Astrolabio e poi per Il Giorno, Terzani finalmente ebbe l'opportunità, grazie al settimanale tedesco Der Spiegel di recarsi in Asia come corrispondente.

Gli anni da corrispondente

Nel marzo del 1971 nacque la figlia Saskia. Terzani, con la moglie ed i due figli piccoli, si trasferì a Singapore. In quegli anni Tiziano ebbe l'opportunità di seguire da molto vicino le fasi decisive della Guerra del Vietnam, esperienza che diede origine ai suoi primi due libri.

In seguito collaborò anche con i quotidiani italiani Corriere della Sera e La Repubblica, diventando uno dei più importanti giornalisti italiani a livello internazionale.

Terzani è stato un profondo conoscitore dell'Asia, non solo per quanto riguarda le vicende storiche e politiche, ma anche dal punto di vista filosofico e culturale. Ha vissuto a Pechino, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Bangkok e Nuova Delhi, che negli ultimi anni aveva eletto come sua seconda casa. Il suo soggiorno a Pechino si concluse quando venne arrestato e "rieducato" per un mese prima di essere espulso dalle autorità cinesi per "attività controrivoluzionarie".

Le esperienze di Terzani in Asia sono confluite, oltre che negli articoli per i giornali, anche in numerosi libri, a cominciare da Pelle di leopardo (1973), che racconta le ultime fasi della Guerra del Vietnam, e per finire con il suo ultimo lavoro: Un altro giro di giostra. Tra i libri più interessanti di Terzani si ricorda Un indovino mi disse, cronaca di un viaggio di un anno attraverso numerosi paesi dell'Asia, compiuto senza mai prendere un aereo, per seguire l'avvertimento datogli da un indovino.

Nel 1997 a Terzani è stato conferito il "Premio Luigi Barzini all'inviato speciale". Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 diede una sua risposta alle invettive anti-islamiche della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci nel libro Lettere contro la guerra.

Gli ultimi anni

Il libro "Un altro giro di giostra" tratta del suo modo di reagire alla malattia, un tumore all'intestino, viaggiando per il mondo e osservando con lo stesso spirito giornalistico di sempre le tecniche della più moderna medicina occidentale e le medicine alternative; il viaggio più difficile, alla ricerca di una pace interiore, che lo portò ad accettare serenamente la morte.
"Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere – si legge nel libro – e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso."

(Un altro giro di giostra)

Terzani si ritirò a trascorrere i suoi ultimi giorni ad Orsigna, il rifugio di una vita, sull'Appennino tosco-emiliano (Pistoia), spegnendosi il 28 luglio 2004.

Le sue ultime memorie sono registrate in un'intervista televisiva intitolata "Anam, il senzanome" (dove Terzani parla anche della sua scelta etica in favore del vegetarismo) e nel libro postumo La fine è il mio inizio, in cui Terzani riferisce al figlio Folco le proprie riflessioni di tutta una vita.

Terzani non fu molto conosciuto in Italia durante la sua attività giornalistica, poiché la testata per la quale lavorava principalmente era un periodico tedesco, ma oggi, a posteriori, possiamo considerare Terzani come uno dei massimi scrittori italiani di viaggi (ma non solo) del XX secolo, appassionato cronista del proprio tempo, entusiasta ricercatore della verità degli avvenimenti, dei suoi protagonisti e degli uomini suoi compagni di viaggio, fisico e spirituale: una delle menti più lucide, progressiste e non violente di inizio XXI secolo.

Controversie

Fu tra gli intellettuali che firmarono un manifesto, pubblicato sull'Espresso con cui accusarono il commissario Luigi Calabresi di essere un torturatore e di essere responsabile della fine dell'anarchico Pinelli.

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