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lunedì 9 novembre 2009

Lettera ai miei futuri genitori


Avrei potuto morire e rinascere.
Mi viene spontaneo scrivere una lettera ai miei futuri genitori.
Cari genitori probabilmente non vi siete ancora incontrati, forse state nascendo adesso.
Un giorno vi incontrerete, inaspettatamente vi troverete faccia a faccia, spinti da una forza misteriosa comincerete a frequentarvi e vi innamorerete l'uno dell'altro. Sentirete il bisogno di avere uno spazio vostro e vivere insieme. Vi scrivo questa lettera supponendo che un giorno non lontano io possa nascere attraverso di voi. So bene che scegliere voi implica l'accettazione del vostro patrimonio genetico e la condivisione per molti anni della stessa casa e dello stesso karma. Nella mia prima infanzia mi sarà molto difficile spiegare che sono già vissuto prima, che avevo un corpo simile al vostro e che ero perfettamente capace di pensare, sentire ed agire in base al mio libero arbitrio. Lo scopo di questa lettera è quello di rassicuravi e farvi capire che la reincarnazione è un fatto reale, questa comprensione può migliorare la nostra relazione familiare ed aiutare noi tre a capire meglio chi siamo. Potrà succedere che i vostri genitori, avendovi visto nascere e crescere non abbiano capito questa verità e continueranno a considerarvi i loro ragazzi anche quando avrete quaranta o cinquant'anni. È un segno di grande tenerezza ed affetto ma può anche far nascere una grande frustrazione. Noi siamo eternamente degli individui e le differenze fisiche non debbono dare origine a discriminazioni. Il colore, il genere, la forma e la grandezza del corpo fisico sono un dettaglio, noi siamo, costituzionalmente, indistruttibile energia pura che risiede in un delicato corpo molecolare in continua trasformazione. Se leggete il libro di Marlo Morgan scoprirete che gli aborigeni del deserto australiano, la Gente Vera, ultimamente hanno deciso di lasciare il pianeta. e di conseguenza non fanno più figli. La loro storia pacifica ha più di cinquanta mila anni, adesso si lamentano del fatto che la gente del mondo è cambiata e non ama più la terra in cui vive. Io credo che sia ancora possibile trasformare un momento di crisi in un ulteriore progresso, ho scelto di restare e voglio continuare l'esperienza terrestre con il vostro aiuto. Vi devo confessare che la voglia di migrare su un altro pianeta alla ricerca di una vita più facile e felice è stata, per molti anni, un'attrazione . Dopo aver meditato a lungo ho deciso di rimanere ma a questo punto ho bisogno della vostra cooperazione. Molte zone di questo pianeta sono colpite dal crimine organizzato, dal degrado ambientale e dalla fame. La quantità di anidride carbonica nell'atmosfera terrestre aumenta di anno in anno. L'inquinamento elettromagnetico sta causando enormi problemi genetici e mentali, bisogna assolutamente trovare un rimedio efficace. Sarete considerati una bella coppia, farete molti progetti e la vostra carica di speranza e di ottimismo sarà contagiosa. Ricordatevi che potrete fare molto per l'aria, l'acqua e la vita sulla terra che adesso sono gravemente inquinati. La vostra forza verrà dalla speranza in un grande cambiamento positivo. Io sono d'accordo e vorrò unirmi a voi. Dal momento in cui deciderete di provvedere una nuova forma umana per me o per altre anime, per favore, ricordatevi di seguire questi consigli. Fate in modo che il concepimento non avvenga in città. Prendetevi una vacanza e scegliete un posto speciale carico di energia dinamica e sentimenti ispiranti. Consultatevi con un bravo astrologo e segnatevi il nome del posto, l'ora e il giorno.
Siate vegetariani per almeno 21 giorni prima del concepimento e sintonizzate attentamente le vostre aure vitali. Il potere delle vostre energie combinate raggiungerà grandi distanze e riuscirà a guidarmi verso il campo energetico creato dall'unione dei vostri due corpi. Mescolando armoniosamente le nostre energie creeremo dei momenti di gioia e proveremo un gusto superiore. Ricordatevi che io arriverò a voi dopo aver lasciato un altro corpo, un corpo che non funzionava più. Continuerò la mia esperienza umana su questo pianeta attraverso il vostro sostegno. Ogni giorno su questo pianeta muoiono migliaia di persone, alcune cercano di dirigersi verso pianeti superiori o dimensioni senza ansietà. Ho riflettuto a lungo sul fatto che rinascere può essere un azzardo molto rischioso, la memoria potrebbe svanire e diventerei una persona completamente diversa, inconsapevolmente potrei cambiare e diventare parte del problema. Per questo motivo miei cari genitori futuri ho deciso di scrivervi questa lettera, io conto su di voi per contribuire alla grande e completa trasformazione risanatrice del pianeta. Andate sempre d'accordo ed irradiate amore intorno a voi. Prendete in considerazione che nel corso dell'eternità potrebbe essere già successo che io fossi il genitore e voi i miei figli. Non entrate mai in conflitto tra voi nel vano tentativo di dimostrarmi chi mi ama di più, il nostro rapporto a tre non nasce dal caso. Non ci sono misteri, nascerò attraverso di voi per scelta, dopo aver serenamente valutato le vostre qualità ed i vostri limiti. Quando sarò nato non trattatemi solo come un neonato o come un grazioso giocattolo parlante, ricordatevi che all'interno di quel piccolo corpo delicato c'è un essere cosmico multidimensionale uguale a voi e a tutti gli altri esseri umani. Il vostro senso di responsabilità vi dirà che ho bisogno di cibo, affetto, protezione, educazione e molte altre cose. Fate tutto il necessario ma senza apprensione e senza esagerare. Quello che io desidero intimamente è una vita semplice e pura, molta sincerità e la possibilità di apprendere senza restrizioni settarie e dogmatiche. Vorrei essere vegetariano sin dall'inizio, cercate di affidarmi alla cura di un dottore olistico ed onesto che non si lascia abbindolare dalla pubblicità truccata delle multinazionali farmaceutiche. La nascita non è solo un fatto fisico, la contrazione dell'utero e la fuoriuscita di un nuovo essere nella realtà esterna. La nascita è anche la scoperta di pensieri, suoni, odori, colori e stati mentali diversi. Attraverso regressioni ipnotiche parecchi soggetti hanno rivissuto consapevolmente i momenti della nascita e alcuni sono risaliti a ricordi di esperienze prenatali. "La nostra nascita", scrisse il poeta britannico William Woodsworth, "non è che sonno e oblio". Molti dimenticano ma in teoria potremo tutti ricordare. Le madri dovrebbero sapere che stanno stringendo al loro seno un piccolo straniero che una volta aveva una vita autonoma e responsabile. Lo scienziato Stanislav Grof, dopo aver sperimentato su soggetti consenzienti l'uso terapeutico dell'Acido Lisergico, ha scoperto che molti rivivevano il trauma della nascita in modo drammatico. Quando questo trauma veniva consapevolmente riportato a galla, ha notato Grof, disturbi fisici e psicologici scomparivano o si attenuavano in modo evidente. Alcuni soggetti sono in grado di ricordare correttamente il momento preciso della nascita, quale braccio è uscito prima, quale era la posizione dei piedi ed altri particolari legati alla stanza e alle persone presenti al momento del parto. David Ciambellani, psicologo dell'ATC Research Foundation di San Diego, dopo anni di ricerche con l'ipnosi ha scoperto che, nella maggioranza dei casi, gli infanti sono in grado di capire e memorizzare chi è presente nella stanza. Percepiscono chiaramente quando il padre è assente, preoccupato o ha un atteggiamento amichevole ed affettuoso. Non capiscono le parole ma assorbono le vibrazioni, gli stati d'animo ed i messaggi espressi dai presenti. Il terapista di San Francisco Jack Downing riportò un caso in cui il soggetto sotto ipnosi "rivisse" un'esperienza dolorosa all'interno dell'utero materno. Gli sembrava di ricordare che quando sua madre era incinta, il padre manifestò il suo disappunto e suggerì un aborto. I genitori ammisero l'incidente e la chiarificazione rinforzò il rapporto tra loro tre. Questi studi dimostrano che i neonati sono presenti ed estremamente ricettivi e consapevoli. Nel suo libro, Babies remember birth, Chamberlain invita genitori, medici, infermieri e parenti del nascituro ad avere un comportamento più attento e più presente. Nel 1989 il professor David Cheek disse di aver scoperto che il comportamento di molti giovani era fortemente influenzato dalle informazioni ricevute nel periodo prenatale. Cheek, per anni presidente della American Society of Clinical Hypnosis, spiegò che la capacità del feto di assorbire e capire è supersensoriale. Dal momento che la madre scopre di essere incinta comincia ad inviare coscientemente ormoni "materni" alla placenta. Alcuni casi, da lui studiati hanno ricordato di aver addirittura udito il dottore comunicare alla madre lo stato iniziale di gravidanza. La memoria, conclude lo psichiatra Stanislav Grof, può essere rinegoziata e ristrutturata. Le esperienze rivissute consapevolmente possono essere reinterpretate in modo tale da liberare il soggetto dai traumi e dalle loro conseguenze negative che spesso si trascinano per anni nella forma di un comportamento strano ed apparentemente inspiegabile. Miei cari genitori del futuro, questi resoconti non sono frutto di fantasia, sono stati accettati scientificamente solo dopo aver intervistato i genitori e consultato i rapporti stilati dai medici e le infermiere al momento della nascita. Genitori e medici tendono a considerare il feto ed il neonato come qualcosa di vivo ma assente. La mancanza di dialogo e di comunicazione diretta fa credere che ci si trova davanti ad un essere incapace e meno intelligente. Invece tutto quello che viene detto ed espresso è registrato e può determinare incisivamente il futuro carattere della persona. Durante la gestazione, il feto percepisce numerose vibrazioni: pulsazioni cardiache, respirazione della madre, movimenti delle pareti addominali, rumori intestinali ed altro. Dal sesto mese l'udito funziona ed il feto sente distintamente i suoni, la musica e in particolare la voce della madre. L'ascolto è la funzione su cui si fonda tutta la dinamica delle relazioni umane. La vita di relazione comincia con l'ascolto, vi prego di dirmi sempre la verità, così facendo regalerete alla società un uomo libero. Non sono contrario all'idea di essere mandato a scuola ma non mi oppongo alla prospettiva di essere un bambino normale in una scuola normale, vi prego però di non giudicarmi solo in base ai risultati scolastici. Vi faccio un esempio. I genitori e gli insegnanti del famoso genio Albert Einstein erano molto preoccupati perché da bambino Albert era vago, come assente e rispondeva alle domande solo dopo lunghe pause. Per un po' pensarono che potesse essere ritardato. Il padre di Charles Darwin ripeteva spesso: "Sei una disgrazia per la nostra famiglia". Thomas Edison era considerato un fallimento sia a scuola che a casa. Henry Ford non eccelse mai negli studi. La stessa cosa si può dire di Isacco Newton e del grande pittore Pablo Picasso. Il maestro di musica del compositore d'opera Giacomo Puccini lo abbandonò disperato: "Questo ragazzo non ha talento musicale." Persino Gesù non fu capito quando manifestò la sua grande spiritualità prematuramente. Molti grandi spiriti con estrema naturalezza, rivivono durante la loro infanzia, i talenti e le qualità delle loro vite precedenti. Il poeta francese Arthur Rimbaud scrisse i suoi primi versi all'età di tredici anni. Il commediografo spagnolo del '500 Lope de Vega a cinque anni traduceva in latino e in greco, siccome non aveva ancora imparato a leggere e scrivere, gli studenti più grandi gli leggevano il testo e lui dettava immediatamente la traduzione in latino o in greco. Biagio Pascal, definito ai suoi tempi "il genio spaventoso", ad undici anni scrisse il suo Trattato di acustica. A dodici anni scoprì e risolse i teoremi di Euclide e a sedici scrisse il Saggio sui conici. Il fisico e matematico tedesco Gauss a tre anni sapeva risolvere complicati problemi matematici. Ampère a quattro anni sapeva estrarre mentalmente la radice cubica di numeri di cinque cifre. Il maestro di pittura Cimabue riconobbe immediatamente il genio di Giotto, un pastorello di dieci anni che, col carbone, si divertiva a disegnare figure di animali sulle pietre. Michelangelo a soli otto anni conosceva così bene la tecnica della sua arte che il Ghirlandaio, che gli aveva fatto da maestro, ammise di non avere più nulla da insegnargli. Lo stesso discorso si può applicare ad altri grandi come Raffaello, Mozart, Goethe, Rembrandt, Vincenzo Gemito e Gustavo Dorè. La lista può proseguire ma sono sicuro che avete capito il mio punto, la coscienza tende a perdere la memoria nel passaggio tra la morte e la rinascita. Pochissimi ricordano già dalla prima infanzia, altri solo più avanti, e la maggior parte muore senza aver capito che questa vita era il seguito di una lunga serie di esistenze precedenti. Il principe Gautama, che grazie alla meditazione raggiunse lo stato di Buddha, solo verso i quarant'anni riuscì a portare alla superficie ricordi accumulati in centinaia di incarnazioni precedenti. Portatemi con voi a vedere la bellezza del pianeta, potremo visitare alcuni luoghi dove è ancora presente la buona energia lasciata da grandi personalità del passato. Le persone pure e sincere lasciano una prodigiosa vibrazione positiva che rimane per molto tempo. Potremo passare del tempo in quei luoghi, rinforzare il nostro rapporto familiare e sentirci parte della grande famiglia del cosmo. Vi ringrazio per esserci e per tutta la cura che in futuro manifesterete nei miei confronti. Prego per la vostra salute e la vostra armonia, sarà un piacere vivere con genitori coraggiosi e felici come voi. La lettera termina qui. Non la firmo perché il nome temporaneo di questa vita non ha alcun significato per voi. Amore eterno da un essere spirituale che in futuro passerà molto tempo con voi.

Testo tratto dal libro "Incontro con la chiara Luce" di Giorgio Cerquetti

giovedì 23 luglio 2009

Molte vite molti maestri

Una normale seduta di psicanalisi si trasforma in un vertiginoso viaggio a ritroso nel tempo e nel dialogo con entità spirituali evolute in grado di svelare molti misteri della vita e della morte. Storia vera di una paziente in cura dal dottor Weiss per un acuto stato di depressione, accompagnato da attacchi di panico ed angoscia. Trattata con terapie convenzionali Catherine non ottiene alcun risultato. Il dottor Weiss la sottopone a sedute di ipnosi ed in uno stato di trance la donna rievoca ricordi delle vite precedenti. Ha inizio così un vertiginoso viaggio nel tempo, nella memoria segreta di vite trascorse, alla scoperta delle ragioni profonde di un intero ciclo di reincarnazioni. Catherine scopre che esiste l'Al di là, dal quale ognuno torna alla vita al momento di reincarnarsi, e dove sono i Misteri, i dolci custodi dell'umanità. Grazie a questo viaggio interiore Catherine guarisce con sorprendente rapidità da molti disturbi. Con quest'opera Weiss ci mostra le potenzialità della sua "terapia regressiva" ma soprattutto ci fa riflettere su come la vita "vada oltre i nostri sensi e sia qualcosa di più di quello che ci appare".

Karma, reincarnazione, vite passate

http://www.coloridellavita.com/riflessioni.cfm?tid=149

Il processo della vita e della morte

Puoi spiegare per favore il processo della vita e della morte?

Ti ho sentito dire che a volte portiamo in noi ferite altrui. Che cosa significa? La ferita di un'altra persona è forse un suo modello di pensiero che noi adottiamo? Se riusciamo ad accettare così facilmente le ferite altrui perché è così difficile accettare la nostra qualità di buddha?

E' una domanda molto complicata, ma se sei pronto a capire, io sono pronto a rispondere. Tutti si portano dentro le ferite altrui. Per prima cosa, vivi in una società malata dove la gente è piena di rabbia, piena di odio, si diverte a fare del male, a ferire, e questo è lo strato superficiale che può essere capito facilmente. Ma ci sono strati più sottili, esistono i cosiddetti santi che creano in te sensi di colpa, che ti condannano perché sei un peccatore. Ti riempiono di idee che creano in te solo sofferenza. E più queste idee sono vecchie, più la gente le accetta facilmente. Tutti nel mondo dicono:
"Viviamo nel peccato... tutti questi santi non possono avere torto!" Io sono il solo a dichiarare che sei tu che hai scelto di vivere nella sofferenza, è una scelta tua. Puoi lasciarla cadere in un solo momento e ballare di gioia, in beatitudine. Ma la ferita è profonda. E tutti acquisiscono familiarità con la propria infelicità: ti ci attacchi, credendo di ricavarne un certo conforto, mentre ti crea solo una vita d’inferno. Ma tutti sostengono il tuo inferno. Se ti senti infelice tutti ti mostrano simpatia. Ci hai mai pensato? Quando sei infelice, coloro che ti mostrano simpatia sostengono semplicemente la tua miseria. Hai mai visto qualcuno mostrarti simpatia quando danzi pieno di gioia? Quando sei felice la gente ti invidia, è gelosa, non ti mostra affatto simpatia. Secondo me, la base della vita va cambiata totalmente. La gente dovrebbe mostrare simpatia solo quando c’è gioia, piacere, quando ci si rallegra, perché con la simpatia tu dai nutrimento all’altro: nutri la gioia della gente, non nutrire la loro tristezza, la loro infelicità. Sii compassionevole quando qualcuno è infelice, ma metti bene in chiaro che quell’infelicità è una scelta a un livello più profondo... forse colui che ha posto la domanda non voleva che andassi così a fondo, ma la risposta rimarrebbe incompleta se non andassi in profondità. L’idea della reincarnazione, fiorita in tutte le religioni orientali, dice che il sé continua a spostarsi da un corpo all’altro, da una vita all’altra. Questa idea non esiste nelle religioni che sono nate dal giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo. Ma oggigiorno, perfino gli psichiatri hanno scoperto che sembra essere vero: ci si può ricordare delle proprie vite passate; l’idea della reincarnazione sta diventando popolare. Voglio però dirvi una cosa: l’idea della reincarnazione è un concetto totalmente sbagliato. È vero che quando una persona muore il suo essere diventa parte del Tutto. Non ha importanza se è stato un peccatore oppure un santo, in ogni caso egli si porta dietro ancora qualcosa chiamata ‘mente’, ‘memoria’. In passato non esistevano conoscenze sufficienti a spiegare che la memoria non è altro che un groviglio di pensieri e onde di pensieri, ma ora è risaputo. Ed è qui che, in diversi punti, trovo Gautama il Buddha davvero all’avanguardia rispetto ai suoi tempi.
È l’unico che è d’accordo con la mia spiegazione. Ha dato dei suggerimenti, ma non ha potuto portare delle prove; a quel tempo non c’erano molti mezzi a disposizione. Egli ha detto che quando una persona muore, la sua memoria si sposta in un altro grembo - non il sé. Oggi noi possiamo comprendere che, quando muori, lasci dei ricordi nell’aria, intorno a te. Se sei stato infelice, tutte le tue miserie trovano posto un po’ qui e un po’ là, entrano in qualche altro sistema di ricordi. Oppure entrano tutte in una volta in un altro grembo - ed è per questo che qualcuno può ricordarsi del proprio passato. Non è il tuo passato. È la mente di qualcun altro che tu hai ereditato. La maggior parte della gente non ricorda niente perché non ha ereditato, in un unico blocco, il patrimonio di ricordi di un unico individuo. Queste persone portano in sé dei piccoli frammenti di questo e di quell’altro, e sono questi frammenti che creano la tua infelicità. Tutti coloro che sono morti su questa terra sono morti infelici. Pochissimi sono morti con gioia. Pochi sono morti realizzando la non-mente. Questi individui non hanno lasciato alcuna traccia dietro di sé, e non appesantiscono nessuno con la propria memoria; semplicemente si sono dissolti nell’universo. Non hanno più una mente o un sistema di memoria. Lo hanno già dissolto nella loro meditazione. Ed è per questo che un illuminato non nasce mai. Viceversa, la persona non illuminata, ogni volta che muore, continua a espellere ogni tipo di miseria. E così come la ricchezza attira una ricchezza maggiore, la sofferenza attira più sofferenza. Se sei infelice, perfino se è lontana chilometri, la sofferenza correrà verso di te: sei il veicolo giusto. Questo è un fenomeno assolutamente invisibile, simile alle onde radio: viaggiano intorno a te, ma non le vedi; se però hai lo strumento adatto per riceverle, immediatamente le puoi percepire. Anche prima che la radio fosse inventata, ti viaggiavano intorno. Non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità che si reincarna. Le ferite di milioni di persone si muovono intorno a te, in cerca di qualcuno che voglia essere infelice. Naturalmente, la felicità non lascia tracce. L’uomo di consapevolezza muore come un uccello il cui volo nel cielo non lascia tracce: né una pista, né un sentiero, il cielo rimane vuoto. La beatitudine si muove senza lasciare traccia alcuna.
E' per questo che non erediti nulla dai Buddha, essi semplicemente scompaiono. Viceversa gli idioti e i ritardati continuano a reincarnarsi nelle proprie memorie che ogni volta diventano ancora più spesse. Oggi, forse, tutto questo può essere capito e dissolto. Altrimenti l’aria diventerà così spessa di ricordi che a voi sarà impossibile vivere con gioia, ridendo. La vostra consapevolezza non ha ferite. La consapevolezza non ha traumi. La consapevolezza non conosce tristezza alcuna. La tua consapevolezza, la consapevolezza di ognuno di voi, è innocente, totalmente beata. Per riportarti in contatto con la tua consapevolezza, viene fatto ogni sforzo per distrarti dalla mente. La mente è sovraccarica delle tue miserie, delle tue ferite. E continua a creare ferite per cui, a meno che tu non sia consapevole, non riuscirai nemmeno a scoprire come fa a crearle. Proprio oggi, Anando mi parlava di Zareen, e mi diceva quanto era felice un tempo, quando da casa sua veniva in visita alla comune. Vedendo la bellezza e la libertà e la gioia in cui la comune era immersa, alla fine ha fatto un passo rivoluzionario nella sua vita, decidendo di lasciare la sua casa e di diventare parte della comune, ma da allora non è più stata altrettanto felice. Ho detto:
"Anando, spiega a Zareen con parole chiare quello che è successo: se è consapevole, lo capirà senza ombra di dubbio". Un tempo veniva qui da una casa che era buia e tetra e infelice. Era una gioia ritrovarsi in un cielo aperto. Ma da quando si è trasferita nella comune... dentro di lei, in profondità, la mente ha fatto della comune la sua casa. E tutta la sofferenza che provava nella sua casa di un tempo ha cominciato ad affiorare e ora, non avendo più nessun altro posto in cui riversarsi... una volta compreso questo fenomeno, e cioè che l’infelicità di Zareen è frutto di un concetto che lei si è sempre portata dietro e, sebbene l’ambiente sia cambiato, quel concetto non è affatto mutato... ogni tanto di certo pensa:
"È meglio che ritorni a casa". Ma non cambierà nulla. Innanzitutto la casa di un tempo sarà ancora più buia, più misera, e il marito le sembrerà più che mai un estraneo. Ma le farebbe bene per una cosa: a quel punto ritornerà nella comune e sarà felice. Perché, invece, non cercare di capire la situazione, ed essere felice ovunque tu sia? Anche perché ritornare a quella casa non dipende solo da te. Per quanto ne so, tuo marito non ti riprenderà. Lo ha detto a un sannyasin. Non lasciare che il passato ti tormenti. Sei arrivata qui, in uno spazio aperto, ora impara la strada della libertà, dell’amore e dell’amicizia. E voi tutti avete la capacità di farlo. Non c’è ragione di essere infelici. Non esistono ragioni valide che giustifichino la vostra infelicità. In effetti dobbiamo sempre cercarci un motivo valido per essere infelici, altrimenti la gente chiederebbe:
"Sei matto? Ti senti infelice senza motivo?" Per cui, in qualche modo, si continuano a inventare delle buone ragioni. Ma ricorda, quelli sono solo motivi inventati. Nessuno quando sei felice ti chiede:
"Perché sei felice?" Non c’è motivo per essere felice. La felicità è la nostra natura. La felicità non ha bisogno di ragioni né di cause per esistere. Questa comune deve essere una comune di comprensione, di consapevolezza, di gente che guarda i propri modelli mentali ricordandosi che non sono suoi. Tu sei un semplice testimone e il testimone è al di fuori della mente. Io ti insegno l’essere testimone. L’unico modo per uscire dai tuoi modelli di infelicità, vecchi o nuovi, è essere testimone. Dico che è l’unico modo, perché nessuno è scappato dalla mente senza diventare prima un testimone. Sii un semplice testimone, e improvvisamente ti metterai a ridere delle tue sofferenze. Tutte le nostre sofferenze sono così superficiali... e soprattutto sono tutte prese in prestito. Tutti si trasmettono a vicenda la propria infelicità. La gente parla in continuazione delle proprie sofferenze, dei propri guai, dei propri conflitti. Hai mai sentito qualcuno parlare dei suoi momenti di gioia? Delle sue canzoni e delle sue danze? Dei suoi momenti di silenzio e di beatitudine? No, nessuno parla di queste cose. La gente continua a condividere ferite, e ogni volta che parli della tua infelicità con qualcuno, senza saperlo stai trasmettendo un modello di miseria. L’altra persona forse pensa che ti stia solo ascoltano, ma di fatto sta anche prendendo delle vibrazioni di infelicità, delle ferite. Quando ho detto che portate dentro di voi ferite altrui, volevo dire che la vostra consapevolezza non ha ferite. Se tutti diventassero meditativi, svegli, al mondo non ci sarebbero ferite. Scomparirebbero semplicemente. Non troverebbero un casa, un rifugio. È una cosa possibile. Se è possibile per me, è possibile per chiunque. Nella tua domanda chiedi anche perché possiamo
"accettare così facilmente le ferite altrui," e perché è "così difficile accettare la propria buddhità". Puoi accettare le ferite altrui perché anche tu hai delle ferite. Tu capisci il linguaggio dell’infelicità, delle ferite, della sofferenza. E chiedi perché non riusciamo ad accettare l’idea di essere un Buddha. Per prima cosa, raramente incontri un Buddha. Molto raramente un Buddha esiste sulla terra, per cui anche se lo incontrassi non capiresti il suo linguaggio. Molto probabilmente lo fraintenderesti. Tu conosci la sofferenza, e lui parla di beatitudine. Tu conosci le ferite, e lui parla della salute eterna. Tu conosci solo la morte e lui parla di eternità. In primo luogo, è difficile trovare un Buddha. In secondo luogo, è difficile capire il suo linguaggio perché non è il tuo stesso linguaggio. Altrimenti questa sarebbe la cosa più semplice al mondo: capire la propria buddhità. È così ovvia. Il tuo vero essere è già un Buddha, sei tu che hai dimenticato la strada verso il tuo essere interiore. Hai viaggiato a lungo per tante strade, ma tutte conducono verso l’esterno. E, pian piano, hai dimenticato che esiste un piccolo posto dentro di te che non hai esplorato. La meditazione non è altro che esplorazione dello spazio interiore che hai sempre ignorato. Quel piccolo spazio ti farà improvvisamente ricordare che tu sei un Buddha. Ma se per te non diventerà una verità cosciente il fatto che sei un Buddha... Non si tratta di un concetto, nessuno ti può convincere che sei un Buddha... non puoi essere altro! Se vai semplicemente dentro di te, l’esperienza dello spazio interiore esploderà come un riconoscimento e come un ricordo della tua buddhità. Non è una filosofia, è un’esperienza esistenziale.

domenica 21 giugno 2009

Sri Aurobindo

http://www.coloridellavita.com/personaggi.cfm?pid=35

Sri Aurobindo nacque a Calcutta il 15 agosto 1872, dal dottor Krishnadan Ghose (medico condotto) e da Swarmalata Bose (figlia del famoso letterato Rajnarayan Bose). I primi anni li trascorse a Rangpur, nel Bengala orientale; nel 1877 studia presso la Loretto School a Darjeeling.
Nel 1879 il padre lo invia in Inghilterra insieme a due dei suoi fratelli. Pur vivendo in grande povertà a Manchester, ospite della famiglia Drewett, compie studi classici, e, nel 1884, viene ammesso alla St. Paul's School di Londra. Comincia a comporre i suoi primi poemi, alcuni dei quali vengono pubblicati su una rivista della scuola. Venuti meno i magri sussidi del padre, sopravvive con le borse di studio che riesce ad ottenere soprattutto per la straordinaria abilità nella versificazione greca e latina, e deve mantenere anche i fratelli. Nel 1890 si trasferisce a Cambridge, dove viene ammesso nel prestigioso King's College e all'Indian Civil Service, la scuola di formazione degli amministratori indiani. Qui si unisce a un'associazione studentesca denominata Indian Majlis. Per via dei discorsi rivoluzionari il suo nome viene iscritto nella lista nera della polizia politica inglese.
Nell'agosto del 1892 supera il primo esame dell'Indian Civil Service. In ottobre torna a Londra e si iscrive a una società segreta chiamata 'Lotus and Dagger', nata con l'intento di favorire la liberazione dell'India dal giogo britannico. A novembre dello stesso anno, dopo aver superato tutti gli esami, non viene ammesso all'Indian Civil Service per essersi rifiutato di sostenere la prova di equitazione. Così rientra in India e ottiene un incarico presso il Maharaja di Baroda.
Durante i quattordici anni di soggiorno in Inghilterra Sri Aurobindo acquisisce una vasta conoscenza della cultura europea antica, medioevale e moderna. Profondo conoscitore del greco e del latino, impara il francese e l'italiano, il tedesco e lo spagnolo, tanto da poter leggere in originale Dante, Goethe e Cervantes. Arrivato in India nel 1893, diventa segretario particolare del Maharaja dello Stato di Baroda, poi Ministro dell'Educazione e docente di lingue presso l'Università di Stato, dove diventa presto Vice-rettore. Comincia a interessarsi e a studiare la condizione economica e sociale dell'India, allo scopo di verificare le possibilità di una rivolta contro gl'inglesi. Per questo scopo si incontra segretamente con i maggiori capi nazionalisti dell'epoca. Fin dal 1893 scrive alcuni articoli sul quotidiano Indu Prakash, denunciando la "politica di accattonaggio" del Partito del Congresso. Il giornale viene minacciato di sequestro ed è costretto a rinunciare alla sua collaborazione. Intanto va approfondendo le letterature e le lingue indiane, apprende il sanscrito e il bengali, continuando a dedicarsi alla poesia. La sua prima raccolta di versi, Songs to Myrtilla, viene pubblicata nel 1895. L'anno successivo pubblica il poemetto Urvasi. Nel 1899 scrive il poema Love and Death, considerata la più importante delle sue composizioni liriche giovanili. Nel 1901 sposa Mrinalini Bose. Nei primi anni del secolo XX scrive la commedia The Viziers of Bassora. Nel 1905 viene nominato Rettore dell'Università di Baroda. Si dimette dalla carica in seguito alla spartizione del Bengala in due stati operata dagl'inglesi e si trasferisce a Calcutta, deciso a lanciarsi apertamente nella lotta rivoluzionaria.
Partecipa attivamente alla lotta politica in Bengala dal 1906 al 1910, elaborando un programma rivoluzionario basato su quattro punti che lui stesso così riassunse:
1) risvegliare l'India all'idea dell'indipendenza;
2) suscitare nei connazionali uno stato permanente di rivolta;
3) trasformare le imbelli rivendicazioni del Partito del Congresso in un movimento che si proponga l'indipendenza completa del Paese dalla Gran Bretagna;
4) preparare l'insurrezione armata. Nell'agosto del 1906 fonda il quotidiano politico Bande Mataram, di cui sarà il più importante editorialista e redattore. Lo stesso mese viene aperta la prima Università nazionalista, di cui Sri Aurobindo diventa il Rettore. Tra l'ottobre e il dicembre dello stesso anno assume la leadership del Partito nazionalista del Bengala. Il 7 luglio 1907 viene denunciato per diffamazione e arrestato. Il Viceré dell'India dichiara di considerarlo "l'uomo più pericoloso con il quale abbiamo a che fare". E tuttavia i suoi articoli sono redatti in modo da apparire inattaccabili anche dalla censura inglese e il governo di Sua Maestà è costretto a rilasciarlo, in quanto "i fatti non sussistono". Sri Aurobindo è ormai considerato il leader indiscusso del movimento rivoluzionario indiano. Svolge una mole di lavoro impressionante, dalla direzione dei maggiori convegni nazionalisti al giornalismo di alto livello, dalla fondazione di scuole nazionaliste all'insegnamento e a una fitta attività clandestina che consiste nell'organizzazione di numerosi centri di guerriglia. Senza mai trascurare la sua attività preferita: la poesia. In questi anni scrive, tra l'altro, il dramma Perseus the Deliverer. Nel gennaio del 1908 decide di ritirarsi per tre giorni sotto la guida di uno yogin e raggiunge rapidamente una delle massime realizzazioni yogiche, il Nirvana. Ma non rinuncia per questo all'attività politica: il 2 maggio dello stesso anno viene arrestato dalla polizia inglese e rinchiuso nel carcere di Alipore, dove resterà un intero anno in attesa di processo, dal quale uscirà scagionato da ogni accusa. Durante l'anno in cella di isolamento Sri Aurobindo va approfondendo le sue esperienze interiori che lo condurranno rapidamente a quello che egli definisce "il segreto dell'azione".
Uscito di prigione nel maggio 1909, ritrova una situazione politica fortemente compromessa dalle esecuzioni e dalle deportazioni di massa compiute dal governo britannico. Si rimette subito al lavoro, fonda due nuovi quotidiani, uno in lingua inglese (Karmayogin) e uno in bengali (Dharma), nei quali rilancia l'ideale dell'indipendenza totale e della non-cooperazione con gl'inglesi, riuscendo a riaggregare i pochi uomini ancora disposti alla lotta contro il dominio coloniale britannico. Nel febbraio del 1910 viene avvertito che gl'inglesi stanno per arrestarlo con un'altra falsa accusa. Obbedendo a un 'ordine interiore' si imbarca segretamente per Chandernagore, che lascerà il 31 marzo per raggiungere il 4 aprile dello stesso anno Pondichéry, allora un'enclave dell'India francese, dove rimarrà per il resto della sua esistenza.
A Pondicherry andrà prendendo forma quello che Sri Aurobindo stesso definisce il suo "vero lavoro", che verrà portato a compimento grazie all'aiuto della sua compagna spirituale, Mirra Alfassa, che verrà chiamata semplicemente Mère, la Madre. Tuttavia, ancora per molti anni, Sri Aurobindo non trascura la sua attività poetica, letteraria e filosofica, compilando da solo per sei anni (dal 1914 al 1920) la rivista Arya, nella quale andrà elaborando le sue maggiori opere in prosa: La vita divina, La sintesi degli Yoga, Il ciclo umano, L'ideale dell'unità umana, i Saggi sulla Gïtã, Il segreto dei Veda, oltre a studi di linguistica comparata e a numerosi altri saggi di filosofia, di critica poetica e letteraria: circa cinquemila pagine in sei anni. In queste opere Sri Aurobindo illustra la propria visione del mondo e dell'evoluzione, creando quella che Romain Rolland definiva "la più vasta sintesi mai realizzata tra il genio dell'Asia e il genio dell'Europa". Mentre Aldous Huxley parlerà di Sri Aurobindo come del "Platone delle generazioni future". E tuttavia Sri Aurobindo diceva "in confidenza" ad alcuni suoi discepoli: "mai e poi mai sono stato un filosofo, benché abbia scritto di filosofia: ma questa è un'altra storia. Prima di praticare lo yoga... sapevo pochissimo di filosofia; ero poeta e mi occupavo di politica, non certo di filosofia. Nel 1914 un intellettuale francese mi aveva proposto di collaborare a una rivista filosofica, e dato che la mia teoria era che uno yogi deve riuscire a fare qualsiasi cosa, non avevo argomenti per rifiutare; poi lui fu richiamato in guerra e mi lasciò con 64 pagine di filosofia da riempire ogni mese, tutte da solo! L'ho potuto fare perché mi bastava trasporre in termini intellettuali ciò che avevo osservato e appreso un giorno dopo l'altro nella pratica dello yoga: ed ecco che la filosofia nasceva automaticamente. Ma questo non vuol dire essere filosofo!". Sri Aurobindo scriveva in un modo davvero particolare: non un libro alla volta, ma quattro e anche sei libri contemporaneamente, sui temi più svariati: e non doveva fare nessuno sforzo cerebrale, come egli stesso ha cercato di spiegare in alcune lettere. "Vorrei sottolineare che non pensavo quando scrivevo per la rivista Arya, come non penso mai quando scrivo queste lettere e queste risposte... Scrivo nel silenzio mentale cose che arrivano già formate... Il migliore sollievo per il cervello è quando il pensiero si forma fuori del corpo e al di sopra del capo. In ogni caso per me è avvenuto così".

Il "vero lavoro" di Sri Aurobindo
Il 24 novembre 1926 Sri Aurobindo decide di ritirarsi nella sua stanza, dalla quale non uscirà mai più, fino alla morte, il 5 dicembre del 1950. Il ritiro era necessario per potersi concentrare più intensamente in quello che egli considerava il suo vero lavoro: "Non è contro il governo britannico che ora devo battermi, questo chiunque può farlo, ma contro l'intera Natura universale!". Da quel momento egli si circonda di quella riservatezza che doveva caratterizzare l'intera esistenza trascorsa a Pondicherry. "La mia vita non si è svolta in superficie, affinché gli uomini la possano vedere". Continuò comunque ad intrattenere un fitto epistolario con decine e decine di corrispondenti, tanto che questo assumerà una mole considerevole (solo una parte delle lettere sono state raccolte in sei volumi, col titolo di Lettere sullo Yoga), affrontando gli argomenti più disparati: arte, letteratura, yoga, filosofia, politica. Durante la seconda guerra mondiale egli si schierò pubblicamente a favore degli Alleati, cercando – purtroppo invano – di far capire ai capi politici dell'epoca, tra cui Gandhi, l'importanza di contrastare con ogni mezzo le pericolosissime mire espansionistiche di Hitler e del nazismo.
Dopo aver percorso le strade spirituali del passato, aver sperimentato le più svariate esperienze di comunione divina e di realizzazione interiore, Sri Aurobindo si lancia alla ricerca di una più completa esperienza, capace di unire i due poli dell'esistenza, la Materia e lo Spirito. Mentre la maggior parte dei percorsi mistici del passato portavano ad un aldilà che sboccava ineluttabilmente al di fuori della vita terrestre, l'ascesa spirituale compiuta da Sri Aurobindo costituisce il preludio di una discesa della luce e del potere dello Spirito nella Materia, allo scopo di trasformarla. Sri Aurobindo vede (proprio come gli antichi Rishi che composero i Veda) che il mondo manifestato non è un errore o un'illusione che l'anima dovrebbe rigettare per far ritorno al cielo o rientrare nel Nirvana: il mondo è la grande scena di una evoluzione spirituale, una evoluzione o avventura della Coscienza per mezzo della quale dall'Incoscienza originaria si va sviluppando una manifestazione progressiva, in divenire, della Coscienza Divina, celata fin dall'origine o involuta nella Materia. La mente rappresenta la più alta vetta finora raggiunta dall'evoluzione, ma non è la più elevata in assoluto. L'uomo stesso, afferma Sri Aurobindo, è soltanto "un essere di transizione". Al di sopra della mente esiste una Sopra-mente, una Coscienza-di-Verità, una divina Gnosi sopramentale che possiede spontaneamente la luce e il potere della suprema Conoscenza Divina e la cui discesa sulla terra è destinata ad apportare un radicale cambiamento nella vita e nella materia. La dimostrazione dell'attualità di questa trasformazione, che è in corso e non è di là da venire, si può trovare in quel prezioso documento di evoluzione sperimentale che sono i tredici volumi dell'Agenda di Mère: essa è aperta alla "comprensione" di tutti coloro che vogliono conoscerla e sperimentarla.
La poesia come principale veicolo espressivo di Sri Aurobindo
"In ogni caso – scrive Tommaso Iorco, traduttore e editore di opere filosofiche e poetiche di Sri Aurobindo – egli considererà sempre la poesia il suo principale veicolo espressivo". E nella seconda metà della sua vita elabora o completa una ricchissima produzione in versi, affiancando alle architetture strofiche classiche il moderno frammentismo lirico e la sperimentazione metrica. Tra l'altro, Sri Aurobindo è l'unico poeta in lingua inglese che abbia affrontato con successo la difficile impresa del metro quantitativo, componendo un intero poema epico in esametri quantitativi (Ilion). Nell'ultimo periodo si dedica al rifacimento o al perfezionamento delle sue opere drammaturgiche, ma soprattutto al suo capolavoro poetico, Savitri, un poema epico in blank verse di oltre ventitremila versi, nel quale illustra l'essenza del suo messaggio e del suo vero lavoro, come solo la poesia può fare. "La funzione della poesia – ha scritto Sri Aurobindo – non è quella di insegnare una verità particolare, e neppure di insegnare affatto; non è neppure quella di ricercare la conoscenza o servire una religione o un fine etico. È quella di impersonificare la bellezza nel mondo e dare diletto. Fa parte del suo scopo più elevato il servire lo spirito: cioè illuminare e guidare con la bellezza, per formare l'anima dell'uomo, attraverso un diletto altamente informativo e rivelatore".
Nel 1972 il Sri Aurobindo Ashram di Pondicherry ha raccolto in 30 volumi le opere di Sri Aurobindo (Edizione del centenario). È in corso di completamento la nuova edizione delle Opere complete in 36 volumi.

venerdì 19 giugno 2009

Reincarnazione - Guarisci te stesso conoscendo le vite precedenti

http://www.coloridellavita.com/libri.cfm?lib=2

La nostra vita comincia con la nascita? Dopo la morte lo spirito entra in un nuovo corpo? Siamo costretti a reincarnarci o possiamo scegliere? Quali leggi regolano la trasmigrazione dell'anima? Si vivono molte vite? Secondo la teoria della reincarnazione la risposta è affermativa: sì! Questa non è né la prima né l'ultima volta che abbiamo un corpo, la vita non comincia con la nascita e non termina quando il corpo fisico cessa di funzionare. Questo libro vi aiuterà a capire meglio il misterioso e tanto spesso frainteso fenomeno della reincarnazione - una realtà essenziale nel plasmare il destino di ognuno di noi. Oggi due terzi dell'umanità credono nella reincarnazione e anticamente questa idea era facilmente accettata da tutte le popolazioni del pianeta, quindi sarebbe un grave errore considerare la reincarnazione un'esotica teoria orientale lontana dalla nostra cultura, dato che una volta era presente anche qui in occidente. Nel corso dei secoli molte verità spirituali, ritenute scomode, sono state soppresse dalle autorità gerarchiche al potere, così riscoprirle vuol dire restituire all'umanità un'importante conoscenza perduta. Questa precisazione è necessaria per far capire che il discorso sulla reincarnazione oltre che essere di grande attualità è anche antico quanto la storia del mondo. Voltaire diceva che l'idea della metempsicosi, la trasmigrazione dell'anima, è forse il dogma più antico dell'universo conosciuto. Inizio il libro rispondendo ad alcune classiche domande sulla reincarnazione, seguite da una spiegazione di concetti chiave che compaiono in ogni discorso sulla reincarnazione. Senza dare definizioni limitanti tratteggio per ogni punto un'argomentazione che rispecchia l'essenza di questo libro, ovviamente favorevole all'idea della reincarnazione. Scoprirete che molti personaggi storici erano sostenitori di questa teoria e che i riferimenti storici alla reincarnazione hanno più di 5000 anni.

Sito web http://www.cerquetti.org/
ISBN 88-256-1394-6
Editore Laris

lunedì 11 agosto 2008

Reincarnazione - Reincarnazione e Karma

Per l'anima non c'è mai nascita, né morte.
Esiste e non cessa mai di esistere.
È non nata, eterna, esiste sempre, non muore ed è originale.
Non muore quando il corpo muore.
(Bhagavad-gita 2.20)

Può sembrare che ciò che si pensa su ciò che succede dopo la morte non sia così importante, e che ciò che veramente conta sia solo come si vive qui e adesso. Ma che dire se le due cose fossero strettamente connesse? Che dire se ciò che si fa ora influisse in modo determinante sul futuro e le mie attività del passato avessero ora i loro effetti?

Con un'analisi approfondita, inoltre, si può osservare che lo stile di vita nelle diverse culture del mondo si può facilmente mettere in relazione al concetto che ciascuno ha della vita dopo la morte. Spesso è proprio questo che modella l'intera impostazione culturale.
Sebbene i particolari della trasmigrazione dell'anima, la reincarnazione, varino da religione a religione, le basi scientifiche di questo credo o i principi su cui si fonda, sono gli stessi.

In sostanza il concetto è che la forza vitale, o l'essenza che distingue un corpo vivente da uno morto, sopravvive alla morte del corpo; bisogna passare di corpo in corpo, proprio come in questa vita si passa dall'infanzia all'adolescenza e dall'adolescenza alla vecchiaia, fino a quando non si raggiunge la perfezione, vale a dire la relazione di puro amore per Dio, che rende coscienti della propria posizione originale.
Fino a che non saremo abbastanza puri e desiderosi di ricongiungerci a Dio, torneremo più e più volte a prendere nuovi corpi materiali al fine di purificare appunto la nostra coscienza da tutti i desideri di natura materiale.
La legge di causa ed effetto, conosciuta nella Letteratura Vedica come "legge del karma" e simboleggiata nella Bibbia dalla frase "ciò che semini raccoglierai", accompagna logicamente il concetto di reincarnazione.
Spesso confuso con una specie di punizione, il karma, propriamente compreso, è un sistema didattico dal quale si può trarre insegnamento; se si fanno le cose giuste, tutto andrà bene, mentre se si fanno cose sbagliate tutto andrà male; così è possibile imparare dai nostri errori.
Spesso l'apprendimento è sottile; quindi, anche se non ricordiamo gli errori commessi nelle vite precedenti, saremo guidati naturalmente verso il progresso, o il regresso, secondo i desideri e le attività del passato. Il fatto che non si possano ricordare le attività del passato non dimostra affatto che non esistano. D'altro canto chi ricorda le prime parole di questo articolo?

Gli scettici sostengono che la reincarnazione è la speranza di chi non riesce ad accettare la morte. Molti non desiderano però reincarnarsi, ma cercano di perfezionare le loro vite in vista di un obbiettivo al di là del mondo materiale.
Esistono anche parecchie ricerche che suggeriscono che la reincarnazione sia più di una speranza.
Ian Stevenson, dell'Università della Virginia, ha raccolto numerose testimonianze secondo le quali molte persone sostengono di ricordare vite precedenti. In molti casi bambini hanno dato indicazioni sufficienti ad identificare una famiglia precedente. L'ipotesi che queste persone possano davvero aver trovato la famiglia giusta è, alcune volte, sostenuta da segni particolari congeniti, o caratteristiche che erano presenti nel corpo precedente.
Anche nel mondo della scienza, Einstein, Stromberg, Edison, ecc..., erano sostenitori della dottrina della reincarnazione, e i primi filosofi dell'antica Grecia ne erano ardenti sostenitori e la spiegavano in termini di ragione e di logica.
Socrate, Platone e Pitagora non sono che pochi tra i grandi pensatori che sostennero la verità della reincarnazione. La scienza considera molto importanti le relazioni di "causa" nel mondo fenomenico. Ogni evento fenomenico ha la sua causa, ed ogni causa avrà il suo effetto; questa è la terza legge di Newton.
Le scienze spirituali, specialmente i Veda, allargano questa concezione anche alla vita morale e spirituale dell'uomo. Anche le religioni occidentali lo sostengono. "Ciò che uno semina raccoglie"; oppure "Chi di spada ferisce, di spada perisce", ecc.
Le conseguenze delle scelte passate condizionano la vita presente, come un giocatore si trova la partita vinta in mano, ma è comunque libero di giocarla in diversi modi. Ciò significa che il viaggio dell'anima da un corpo ad un altro è guidato dalle nostre scelte.

La reincarnazione e le religioni del mondo
Proprio come gli Hindu e i Buddisti accettano la dottrina della reincarnazione, così tutte le tradizioni religiose l'hanno accettata in tempi diversi.
Gli antichi Egizi e i Greci la accettavano come un fatto della vita, mentre i Druidi arrivavano a prestare denaro pensando di riaverlo in una vita futura.
Gli Indiani d'America, gli aborigeni australiani e molte tribù africane includono la reincarnazione nei loro credo.
L'idea, pienamente accettata da Ebrei ed Esseni, era largamente diffusa ai tempi di Gesù, e ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tra gli Ebrei Cassidici e mistici, presso i quali è conosciuta come "gilgul" ed è spiegata abbastanza in profondità in varie opere cabalistiche.
I Drusi, di origine musulmana, non solo credono nella reincarnazione, ma considerano le memorie delle vite passate una cosa normale, anche se fino a poco tempo fa era loro vietato di parlarne al di fuori del loro popolo.
Il concetto di reincarnazione è decisamente una componente anche del primo Cristianesimo; ciò nonostante, molti cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione.
I padri della Chiesa Cristiana, comunque, testimoniano che le reincarnazione era parte del pensiero cristiano primitivo.
Per esempio, nel terzo sec. d.C., Origene, che era considerato secondo solo ad Agostino per la sua influenza durante i primi tempi della Chiesa, scrisse nella sua opera "Sui Principi": "A causa di una certa inclinazione verso il male di alcune anime, esse perdono le ali e prendono corpo, prima sotto forma di uomini; quindi, a causa dell'associazione con la passione irrazionale, dopo il periodo assegnato con la forma umana, essi si trasformano in bestie, forma dalla quale passano poi alla forma di piante. Restano in queste diverse forme di corpi fino a quando non saranno degni di essere riportati alla loro posizione spirituale". (NDR: in effetti, questa non è l'esatta "formula" reincarnativa. Nessuno torna "indietro" - secondo Tradizione - in esperienze superate. L'uomo evolverà sempre, una volta entrato nel regno umano, e non tornerà ad abitare in regni precedenti a questo)
Con il tempo, quando la teologia cristiana iniziò a cambiare, l'idea della reincarnazione divenne sinonimo di eresia, e nel 553 d.C., nel secondo Concilio di Costantinopoli, l'Imperatore Giustiniano proclamò il suo anatema contro Origene:
"Se qualcuno dovesse proclamare che l'anima trasmigra da un corpo ad un altro che sia maledetto".
Questo pose fine ad ogni disquisizione seria sulla trasmigrazione dell'anima nella cristianità organizzata.

La conclusione Vedica
Secondo i Veda, che danno informazioni più dettagliate e scientifiche sulla trasmigrazione dell'anima, la forza vitale è legata al corpo nella stessa misura in cui il corpo è legato ai vestiti che indossa o alla casa in cui abita.
Quando un vestito sta stretto o la casa è piccola li cambiamo. La scienza spiega che nel corso di sette anni tutte le cellule del corpo cambiano; quindi, il corpo di sette anni fa non è più lo stesso; difatti basta .... guardarsi allo specchio.
La nostra mente e la nostra personalità subiscono, nel corso della vita, cambiamenti altrettanto radicali.
Eppure, nonostante questi cambiamenti, su un altro livello (quello spirituale) siamo sempre gli stessi, siamo sempre la stessa persona. Che cos'è questo livello più profondo e fondamentale che continua in mezzo a tanti mutamenti? L'anima.

Il vocabolo "personalità" deriva dal latino "persona", che in origine indicava la maschera indossata dagli attori sulla scena. La maschera aveva le caratteristiche del personaggio interpretato, mentre l'attore restava anonimo.
Anche noi, usando stratagemmi simili alle maschere, camuffiamo la nostra vera identità con i trucchi e le apparenze del ruolo che stiamo interpretando. Le nostre reali personalità sono nascoste.
Sfortunatamente, chi sceglie di ignorare il messaggio di Dio, così com'è rivelato dalle Sacre Scritture, tende a perdere di vista la differenza tra la vera personalità e la personalità materiale, che è la maschera che stiamo indossando attualmente; ma, che ci verrà tolta alla fine di questo show, con la morte.
Siamo tanto identificati con questa parte, che non riusciamo più a vedere nient'altro. Però, c'è chi decide di ritrovare la propria vera identità nascosta, cercando di portare la propria attenzione sull'elemento spirituale che sta sotto alle apparenze esteriori.
Così, riuscendo ad eliminare tutti gli strati della maschera della falsa identificazione materiale, possiamo scoprire il vero attore che c'è sotto: un'anima, che per "vera" natura è piena di conoscenza, di felicità ed è eterna servitrice di Krishna, Dio, la Persona Suprema.
fonte: www.viviamoinpositivo.org

lunedì 4 agosto 2008

Vita Oltre La Vita

Di Adriana Velardi, "Near-Death Experiences: prospettive di interpretazione", Associazione Klären, Bologna, 1999).

Il fenomeno denominato Near-Death Experiences (NDE) oppure Stato di Pre-Morte (SPM) o Esperienze di Pre-Morte (EPM), solitamente si verifica nei soggetti che dopo aver avuto un trauma fisico che avrebbe dovuto portarli alla morte (a causa di arresto cardiaco spontaneo, di un grave incidente, o durante un intervento chirurgico) sono sopravvissuti.

Moltissime di queste persone, in tali occasioni sono state dichiarate clinicamente morte, perchè oltre ad avere il battito cardiaco totalmente assente, non presentavano più alcuna attività cerebrale (EEG). Ciononostante, inspiegabilmente, dopo svariati minuti (a volte anche ore, vedi caso Rodonaia in "La pagina degli amputati), una volta tornati alla vita, riferiscono ai medici, agli infermieri, ai parenti e agli amici dei ricordi straordinari: mentre erano "clinicamente morti", avevano continuato ad avere la percezione visiva e sonora di quello che stava accadendo attorno a loro ed anche in luoghi molto distanti da quello in cui era stato collocato il corpo. Più precisamente, una volta "risvegliati", hanno descritto dettagliatamente quello che avevano fatto e detto i primi soccorritori e poi gli infermieri ed i medici, mentre tentavano di rianimarli, ed anche ciò che amici e parenti compivano, dicevano o pensavano, mentre si trovavano all’interno delle rispettive abitazioni o al lavoro.

Negli ultimi trentacinque anni, a livello mondiale, l’interesse per queste esperienze in ambito scientifico è stato sollevato da Raymond A. Moody (precedentemente altri studiosi se ne erano occupati - in particolare Frankl e Potzel - mostrando però maggiore interesse nei confronti dell’evento morte e non per l’esperienza premortale), egli è ritenuto il massimo divulgatore degli studi sulle NDE.

Moody fu il primo a raccogliere dati sulle NDE, rendendoli pubblici durante le sue conferenze e tramite i suoi libri; il primo libro, "La Vita Oltre La Vita", è ancora oggi un testo fondamentale per tutti coloro che si sono occupati e si interessano del fenomeno. In "La Vita Oltre La Vita" Moody lanciò una sfida a tutti gli studiosi di medicina, a cui chiedeva di impegnarsi maggiormente nelle ricerche concernenti le esperienze vissute in punto di morte (Raymond Moody, è nato in Georgia nel 1944; nel 1969 si è laureato in Filosofia e successivamente in Medicina e in Psichiatria. Ha insegnato per tre anni etica, logica e filosofia del linguaggio alla East Carolina University.

Ha anche insegnato Psicologia al Western Georgia State College di Carrollton, un istituto che ha un reparto di psicologia in cui si enfatizza lo studio del paranormale. Il Western Georgia State College, non ignora la terapia cognitiva, ma su volere del suo fondatore William Roll, sin dagli anni Sessanta organizza corsi sui fatti inspiegabili, tra essi vi sono corsi sull’astrologia, sulle esperienze di Pre-Morte, sui fantasmi, unitamente a quelli sull’ipnosi, sull’auto-ipnosi e sulla moderna psicoterapia sciamanica. Attualmente è titolare della Cattedra "Bigelow" per gli Studi sulla Coscienza di Las Vegas).

Da allora molti studiosi si sono cimentati in questa ricerca e, mentre i non addetti ai lavori erroneamente pensano che essa sia relegata al pensiero esoterico o occultista, in realtà la questione è dibattuta soprattutto in ambito accademico e le rare volte che sono state prese in esame tesi esoteriche, lo si è fatto per invalidarle. I più agguerriti contro le tesi esoteriche sono i parapsicologi che, pur ammettendo l’esistenza di fenomeni paranormali, sono impegnati a cercarne le cause scientifiche per poterli riprodurre in laboratorio, seguendo i canoni della scienza empirica.

FASI CARATTERISTICHE DEL FENOMENO NDE

Di seguito vengono descritti i vissuti (ovvero le esperienze soggettive, simili tra loro, dei soggetti che hanno sperimentato la NDE.) e che sono maggiormente tenuti in considerazione dai ricercatori di tutto il mondo che operano in ambito medico, farmacologico, psichiatrico, psicologico, psicofisiologico e parapsicologico.

Per alcuni studiosi la presenza di uno o più di tali elementi è sufficiente per determinare la NDE, mentre per altri sono valide le fasi evidenziate dal test elaborato da Bruce Greyson.

Sensazione della morte

Molte persone non realizzano immediatamente che l’esperienza che stanno vivendo ha a che fare con la morte. Raccontano d’essersi trovate a fluttuare al di sopra del loro corpo, d’averlo guardato a distanza e d’avere improvvisamente provato paura e/o imbarazzo. In questa situazione arrivano a non riconoscere come proprio il corpo che vedono dall’alto, spesso la grande paura iniziale cede il posto alla chiara consapevolezza di quanto sta accadendo. Mentre si trovano in questo stato, le persone sono in grado di comprendere quello che medici ed infermieri si comunicano, anche se non hanno alcuna cultura medica, ma quando tentano di parlare con essi o con altre persone presenti, si rendono conto che nessuno riesce a vederli né a sentirli. Allora cercano di attirare l’attenzione dei presenti toccandoli, ma quando lo fanno, le loro mani passano direttamente attraverso il corpo del medico o infermiera. Dopo avere tentato di comunicare con gli altri, generalmente provano un maggiore senso della loro identità, e a questo punto la paura si trasforma in beatitudine, ed anche in comprensione.

Senso di pace e assenza di dolore

Finché la persona resta nel suo corpo può vivere un’intensa sofferenza, ma quando lo abbandona sopravviene un grande senso di pace e di assenza del dolore.

Il tunnel

Questa esperienza solitamente subentra dopo che è stata sperimentata quella dell’abbandono del corpo (fisico). La persona si trova di fronte ad un tunnel, oppure davanti ad un portale e si sente spinta verso le tenebre. Dopo avere attraversato questo spazio buio, entra in una luce splendente. Alcune persone invece di entrare nel tunnel dicono d’essere salite lungo una scalinata. Altri hanno affermato d’avere visto delle bellissime porte dorate, che indicano il passaggio in un altro regno.

Alcuni soggetti hanno dichiarato che, nell’entrare nel tunnel, hanno sentito un sibilo o una specie di vibrazione elettrica oppure un ronzio. L’esperienza del tunnel non è una particolare scoperta degli attuali ricercatori, infatti già nel quindicesimo secolo, Hieronymus Bosch nel dipinto che ha per titolo "Visioni dell’aldilà: Il paradiso terrestre - L’Ascesa all’Empireo", descrive quello che solitamente racconta chi ha vissuto una NDE.

Gli Esseri di Luce

Una volta superato il tunnel, generalmente la persona riferisce d’avere incontrato degli "esseri" che brillano di una stupenda luce, che permea ogni cosa e riempie il soggetto d’amore. In questa dimensione, luce e amore sono la stessa cosa; la luce è descritta come molto più intensa di qualsiasi altra conosciuta in Terra, non è accecante ma è calda, stimolante, viva.

Oltre alla intensa luce, molte persone raccontano di avere incontrato amici o parenti (precedentemente deceduti) contraddistinti da corpi luminosi ed eterei; di avere visto bellissime scene pastorali e città fatte di luce la cui grandiosità è indescrivibile.

In questa situazione la comunicazione non si svolge come al solito a parole, ma "telepaticamente", è una comprensione immediata.

Il Supremo Essere di Luce

Dopo avere incontrato diversi esseri di luce, generalmente, la persona "clinicamente deceduta", incontra un essere che definisce il "Massimo Essere di Luce". Chi ha avuto un’educazione cristiana spesso lo identifica con Dio o Gesù; coloro che professano altre fedi lo chiamano Buddha o Allah. Gli atei riferiscono che non si tratta di Dio e neppure di Gesù, ma è un essere sacro. Tutte le persone dichiarano che si tratta di un essere che emana amore e comprensione assoluti. Quasi tutte le persone dicono di avere desiderato di restare per sempre con lui, desiderio che però non può essere soddisfatto e, solitamente, uno degli esseri di luce (parenti defunti ecc.) o il Massimo Essere di Luce, dopo che il soggetto ha riesaminato la sua intera vita, lo invita (o gli ordina) di rientrare nel suo corpo terreno.

Visione panoramica della vita

Quando ciò avviene non vi sono più contorni materiali, ma solo una visione panoramica a colori e a tre dimensioni, di ogni singola azione compiuta dal soggetto in stato di NDE, durante la vita. Solitamente questa situazione si verifica nella prospettiva di una terza persona, non si svolge nel tempo da noi conosciuto ma l’intera vita del soggetto è presente contemporaneamente. In questa condizione si rivedono le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, e si percepisce immediatamente l’effetto che esse hanno procurato sul prossimo. Durante tutto il tempo in cui il soggetto riesamina la sua vita, l’Essere di luce gli resta accanto, gli pone delle domande (ad esempio che cosa ha fatto di bene nella sua vita), l’aiuta a compiere la revisione e a sistemare (in prospettiva) tutti gli eventi della sua vita.

Le persone che hanno vissuto una NDE si convincono che la cosa più importante della vita è l’amore, seguito (per la maggior parte di loro) dalla Conoscenza. Mentre i sopravvissuti rivedono i momenti della loro esistenza in cui hanno imparato qualcosa, l’Essere di luce sottolinea che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare con sé al momento della morte è la conoscenza. Generalmente quando la persona torna in vita, ha un gran desiderio di approfondire le sue conoscenze intellettuali, spesso diventa un avido lettore anche se, nel suo recente passato, non amava studiare, oppure si iscrive a corsi che gli permettono di approfondire argomenti da lui mai prima trattati.

Rapida ascesa al cielo

Non tutte le persone che hanno vissuto una NDE fanno l’esperienza del tunnel, alcune invece raccontano d’essersi sentite fluttuare, di essere salite rapidamente al cielo e di aver visto l’universo dalla stessa prospettiva dei satelliti e degli astronauti.

Riluttanza a tornare in vita

L’esperienza di Pre-Morte è talmente piacevole che molte persone non vorrebbero tornare indietro e, spesse volte, sono molto adirate con i medici che le hanno fatte ritornare. E’ però una reazione momentanea e, solitamente dopo una settimana (anche se rimpiangono lo stato di beatitudine vissuto durante la NDE), sono felici d’avere avuto l’opportunità di continuare a vivere. La maggior parte delle persone riferisce che, se avesse dovuto pensare solo a se stessa, sarebbe rimasta nell’altra dimensione. Tutti dichiarano che sono ritornati per amore dei loro bambini oppure per i genitori o i coniugi.

Differente percezione spazio - temporale

Tutte le persone che hanno sperimentato l’esperienza di Pre-Morte raccontano che in quella dimensione il tempo è notevolmente compresso e assolutamente diverso da quello segnato dagli orologi; spesso viene descritto come l’esperienza o il senso dell’eternità. Durante la NDE, generalmente i confini imposti dallo spazio nella vita quotidiana scompaiono. Infatti, se la persona (ritenuta da medici ed infermieri morta) vuole recarsi in uno specifico posto, può farlo semplicemente pensando di esservi.

Alcuni soggetti hanno riferito che, mentre si trovavano fuori dal corpo ed osservavano il lavoro svolto dai medici nella sala operatoria, se volevano vedere i loro parenti, era sufficiente che desiderassero spostarsi nella sala d’aspetto o raggiungere l’abitazione o il luogo in cui si trovavano.

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