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martedì 9 giugno 2009

Lobsang Rampa

Tuesday Lobsang Rampa fu un lama tibetano nato a Lhasa, capitale del Tibet. Lobsang fu educato sin dalla tenera età, nella lamaseria di Chakpori, specializzata nell'educazione dei monaci-medici. Divenne lama prestissimo e si impegnò interamente allo scopo che gli astronomi tibetani avevano predetto per lui: far conoscere nel mondo la cultura tibetana per non farla scomparire; di li a poco infatti il Tibet venne conquistato dal governo comunista cinese ma Lobsang riuscì a scappare. Il suo primo viaggio avvenne in Cina dove studiò medicina, si ritrovò poi anche in un campo di concentramento giapponese. Lobsang Rampa non è il suo vero nome, ricercato dalla polizia comunista in tutto il mondo, fu costretto a cambiarlo per sfuggire all'inseguimento. Lobsang nasce nel 1907 e muore tra il 1967 e il 1971 (non si conosce la data precisa). Tra gli innumerevoli libri due però, ovvero “L'eremita” e “Saggio sul Tibet”, sono una truffa perché non scritti da Rampa, che era deceduto prima, ma da un personaggio ignoto che prese in prestito il suo nome. Lobsang morì mentre stava scrivendo il settimo capitolo dell'eremita, si può notare infatti un cambio di stile notevole dal settimo capitolo all'ottavo. Lobsang fu il primo personaggio tibetano a far conoscere all'occidente la cultura di quell'affascinante paese adempiendo pienamente al suo predetto-destino.

Il Vecchio e il Cavallo

C’era una volta, in un villaggio, un vecchio. Era molto povero, ma anche i re erano invidiosi di lui perché aveva un meraviglioso cavallo bianco.

Un cavallo come quello non era mai stato visto: aveva bellezza, portamento, forza. I re, per quel cavallo, erano disposti a pagare cifre favolose. Ma il vecchio rispondeva:

"Questo cavallo, per me non è un cavallo, è una persona. Come si può vendere una persona? E’ un amico e non una cosa. Come puoi vendere un amico?"

Il vecchio povero com’era, avrebbe avuto tutte le tentazioni per arricchirsi, ma non vendette mai il cavallo.

Un giorno, improvvisamente, scoprì che il cavallo non era nella stalla. La gente del villaggio si riunì e gli disse:
"Stupido vecchio, sapevamo che alla fine il tuo cavallo sarebbe stato rubato. Tu, così povero, come potevi proteggere una cosa così preziosa? Sarebbe stato meglio venderlo prima, avresti realizzato qualunque cifra avessi chiesto. Adesso il cavallo è andato: è una maledizione, una sfortuna."

Il vecchio rispose: "Non andate troppo lontano, semplicemente dite che il cavallo non è nella stalla. Questi sono i fatti, ogni cosa in più è un giudizio. Se sia una sfortuna o no, come potete saperlo? Come giudicate?"

La gente disse: "Non prenderci in giro. Noi, certo, non siamo grandi filosofi, ma qui il filosofo non serve. Il fatto è che il cavallo non è nella stalla e questa è una disgrazia".

Il vecchio disse: "convengo che la stalla sia vuota e il cavallo scappato. Non so altro, non posso dire se sia una benedizione o una sfortuna. Quello che so è solo un frammento. Chi conosce come proseguirà questa storia?"

La gente rideva: lo credeva pazzo. Solo un pazzo rinunciava alla fortuna, per vivere miseramente alla giornata, tagliando legna nel bosco.

Dopo quindici giorni, una notte, improvvisamente, il cavallo ritorno nella stalla. Non era stato rubato, era semplicemente corso via libero, verso la prateria. Non solo era tornato, ma con sé aveva condotto anche una dozzina di cavalli selvaggi.

Di nuovo la gente si riunì e disse: "Vecchio, avevi ragione tu, e noi torto. Non è stata una disgrazia, ma una benedizione. Ci dispiace di aver sbagliato".

Il vecchio rispose: "Ancora una volta state correndo. Dite soltanto che il cavallo è nella stalla e che altri dodici cavalli sono venuti con lui. Non giudicate. Chi sa se questa è una benedizione o no? E’ solo un frammento. Fino a che non si conosce l’intera storia, come si fa a giudicare? Potete leggere una pagina di un libro e giudicare tutto il libro? Potete leggere una frase di una pagina e giudicare l’intera pagina? Potete leggere una sola parola di una frase e giudicare tutta la frase? Ma anche una sola parola ha un significato così vasto… Nessuno sa se è una benedizione. Io sono felice di non giudicare: non disturbatemi!"

Questa volta la gente non lo criticò apertamente, il vecchio poteva avere ragione anche questa volta. Ma dentro, pensava ai 12 cavalli che, dopo breve addestramento, sarebbero stati venduti, con notevole profitto.

Il vecchio aveva un figlio unico che cominciò a addestrare i cavalli selvaggi. Una settimana più tardi, cadde da cavallo mentre cercava di domarne uno e si ruppe le gambe.

Di nuovo la gente del villaggio si radunò e disse: "Avevi ragione ancora una volta. Non è stata una benedizione, ma una disgrazia. Il tuo unico figlio ha perduto le gambe. Alla tua età era l’unico tuo sostegno. Adesso sei più povero che mai".

Il vecchio rispose: "Siete ossessionati dai giudizi. Non correte. Dite solo che mio figlio ha le gambe rotte. Chi sa se si tratta di disgrazia o fortuna, nessuno lo sa! Ancora un frammento, nient’altro vi è stato dato. La vita viene per frammenti, il giudizio riguarda la totalità".

Accadde che, dopo qualche settimana, il paese entrasse in guerra contro la nazione confinante e tutti i giovani furono costretti ad arruolarsi e a partire. Solo il figlio del vecchio, avendo le gambe rotte, fu risparmiato.

La gente si riunì, gridando e piangendo, perché da ogni famiglia un giovane era stato portato via. Senza speranza di ritorno, destinati a morte certa, perché il paese che stavano attaccando era molto più forte e la disfatta assicurata.

"Avevi ragione, vecchio" dissero le persone riunite ancora una volta. "Dio sa, e questo prova che era una benedizione. I nostri figli non ritorneranno, tuo figlio, tra breve, ritornerà a camminare e starà ancora con te!"

Rispose il vecchio: "E’ impossibile discutere con voi che giudicate, giudicate e ancora giudicate. Nessuno sa! Dite soltanto che i vostri figli sono stati costretti a partire e mio figlio no! Ma nessuno sarà mai in grado di dire se è una benedizione o una disgrazia. Solo Dio sa! E quando si dice solo Dio sa, si intende l’Assoluto sa. Non giudicate, altrimenti non sarete mai in grado di divenire tutt’uno con l’Assoluto."

lunedì 8 giugno 2009

Giuliano Falciani


Giuliano Falciani, ricercatore indipendente, dopo numerosi anni di intensa ricerca nel campo delle scienze umanistiche, filosofiche e spirituali fonda nel febbraio del 1998 l'Associazione Culturale SaraS con sede a Pisa.
Iscritto alla Lista Speciale dell'Ordine dei giornalisti è Direttore Responsabile del giornale "SaraS" periodico di informazione culturale, storico, teologica, spirituale.
Organizza e partecipa come relatore alle conferenze di SaraS che si tengono periodicamente in molte città italiane.

Le tre cose migliori

C’era un re che era solito porre tre domande a tutti coloro che andavano da lui. La prima domanda era: "Chi è la persona migliore?" La seconda era: "Qual è il tempo migliore?"; e la terza: "Qual è l'azione migliore?"

Il re era molto ansioso di conoscere le risposte a queste domande.

Un giorno, recatosi nella foresta, spostandosi fra colline e pianure, vide un ashram e desiderò fermarsi colà per riposarsi. Giunto che fu al romitaggio, vide un sadhu che stava innaffiando le piante. L'anacoreta, notata la stanchezza del re, interruppe il lavoro che stava facendo per corrergli incontro ed offrirgli frutta e acqua fresca.

In quello stesso istante un altro asceta trasportò all'âshram un uomo lacerato da numerose ferite su tutto il corpo ed il primo eremita gli andò incontro, disinfettò tutte le ferite del poveretto e vi applicò sopra delle erbe curative. Intanto lo confortava con parole di consolazione.

Il re voleva ringraziare ed andarsene e l'anacoreta gli diede la sua benedi zione; ma al re erano rimaste insolute le sue tre domande ed era curioso di sapere se il sàdhu l'avrebbe potuto illuminare su quelle questioni. L'eremita affermò che le risposte alle tre domande erano racchiuse nelle azioni a cui il re aveva appena assistito nell'âshram. Infatti – gli ricordò il sadhu – quando il re arrivò al monastero, egli stava innaffiando le piante, e quello era il suo dovere. A quel punto, vedendo il re, il monaco aveva tralasciato il suo dovere ed era accorso dal re per ristorarlo con frutta ed acqua; ciò era pienamente rispondente alla corretta tradizione sull'ospitalità. Mentre stava placando la sete e le fatiche del sovrano, era arrivato all'ashram un altro individuo, coperto di ferite; perciò il monaco aveva la-sciato il compito di servire il re e si era apprestato a servire l'altra persona nel bisogno.

Chiunque venga da te per cercar aiuto, in quel momento è il miglior individuo. Qualunque benessere tu possa procurargli ponendoti al suo servizio, quella è la migliore azione da compiere. E il momento presente, quando puoi fare qualcosa, è il più sacro di tutti i momenti.

domenica 7 giugno 2009

Ogni pensiero ed ogni parola creano

Ricorda:
1. Se tu ami gli uomini e ogni cosa allora soltanto tu ami veramente Dio.
2. Fa' agli altri ciò che vorresti sia fatto a te. Fa' il meglio che puoi e lascia a Dio il resto.
3. Ritorna a te quello che parte da te: semina il bene e raccoglierai amore.
4. Sappi volere: la volontà è il mezzo più potente per chi sa valersene.
5. Ciò che tu pensi si avvera. Perciò pensa a ciò che è costruttivo e che ti migliora. Non essere vittima di mali immaginari.
6. Il pensiero deve andare d'accordo con le tue parole e le parole con le azioni.
7. Nulla è peggiore della depressione. Accogli con viso sorridente qualunque cosa ti avvenga.
8. Questo mondo è come uno specchio: se sorridi, ti sorride; se lo guardi arcigno e diffidente con lo stesso viso arcigno e diffidente guarderà a te.
9. Se sei fra coloro che vogliono riformare il mondo, comincia col riformare te stesso: sii pronto ad agire sempre per il bene. Vinci tutte le antipatie. Vivi come Volontario del Bene e sarai una benedizione per tutti.
10. Se vuoi imparare una vita più alta segui fedelmente queste parole: sii buono, franco e semplice. Sii cortese, sereno e sicuro di te.

Ogni pensiero ed ogni parola creano...

Ogni pensiero che abbracciate, ogni fantasia che avete per provare una qualche emozione, crea un sentimento nel vostro corpo che viene registrato nella vostra anima. Questo sentimento crea poi il presupposto per gli avvenimenti della vostra vita, perché attirerà a voi quelle circostanze che corrispondono al sentimento già registrato nella vostra anima ed esse lo ricreano.
E sappiate che ogni parola che pronunciate crea i vostri giorni futuri, perché le parole sono solo suoni che esprimono i sentimenti della vostra anima i quali, a loro volta, sono nati dal pensiero.
Pensate che le cose vi accadano semplicemente per caso? Non esiste il caso o la coincidenza in questo regno? e nessuno è una "vittima" della volontà o dei piani altrui. Voi avete pensato e sentito tutto ciò che vi accade nella vostra vita. Lo avete prodotto fantasticando sul "come sarebbe? se..." o temendo qualcosa, o accettando come verità ciò che qualcun altro vi ha detto. Tutto ciò che accade, accade come atto intenzionale del pensiero e delle emozioni. Tutto!
Ogni pensiero che avete abbracciato, ogni fantasia a cui avete permesso di diventare vostro sentimento, tutte le parole che avete pronunciato, o sono già accadute o attendono di accadere.
Perché il pensiero è il vero donatore di vita che non muore mai, che mai può essere distrutto e che voi avete usato per creare ogni momento della vostra vita; è l'anello che vi collega con la Mente di Dio.


Tratto da: Dio in te, la divinità dimenticata, di Ramtha, Macro Edizioni, Cesena (FO).

Giorgio Boccaccio

Giorgio è considerato uno dei più autorevoli esperti europei nel campo della comunicazione e della formazione a livello aziendale, individuale e mediatico. La straordinaria conoscenza dell’animo umano, la capacità di analisi e di sintesi nella risoluzione dei problemi relativi ai meccanismi dell’incomprensione con se stessi e in ambito relazionale, sono le principali caratteristiche che lo contraddistinguono.
Nasce a Torino il 21 agosto del 1961 e sin dalla più tenera età, emerge in lui una spiccata attitudine per la comunicazione e le relazioni umane. Sperimenta molto presto la forza del potere di attrazione attirando nella sua vita straordinarie “coincidenze”. Nel 1979, a soli 17 anni, viene assunto, nonostante la giovane età, nel settore Ricerca e Sviluppo, da una grande azienda aereospaziale dove ha la possibilità di lavorare con i primi computers e studiarne i relativi linguaggi diventando progettista informatico ed elettronico. Affascinato dal computer per le sue implicazioni comunicative approfondisce la cibernetica, la psicologia e la linguistica: osservando i parallelismi tra il linguaggio umano e quello della macchina, scopre e verifica che la mente umana funziona esattamente come un computer. Nel 1983 durante gli studi universitari, incontra il mondo della Formazione e da quel momento in poi, dedica tutta la sua vita allo sviluppo del potenziale umano e alla crescita personale. Gli anni ‘80 sono la palestra fondamentale per i suoi esperimenti nel campo della comunicazione, poichè attraverso numerose esperienze fatte come animatore turistico, speaker radiofonico, presentatore, pubblicitario e successivamente come direttore di centri vacanze e piccole aziende, docente e giornalista; può mettere a fuoco il metodo che ancora oggi è applicato in ogni sua attività professionale e di formazione. Nel 1995, crea l’ABC Program; una serie di corsi di formazione e programmi innovativi di Comunicazione Personale Avanzata che offre in tutto il mondo e che hanno come obiettivo la soluzione definitiva di ogni problema esistente – nell’ambito della comunicazione – a livello individuale e aziendale. Dal 1998 al 2006 - come autore e conduttore- produce una serie di trasmissioni televisive sul BenEssere psicofisico e dell’anima come Arcipelago- Le isole del BenEssere (450 puntate) e Vietato Sporgersi per GRP TELEVISIONE; Mandala per PRIMANTENNA SUPERSIX e Quinta Dimensione per CANALE ITALIA; dove per la prima volta, ospita i migliori esperti mondiali di varie discipline olistiche. Nel 2006 pubblica il suo primo libro Usa le parole giuste. Nel 2007 un suo profilo e una scelta antologica del suo lavoro è pubblicato nel libro: Protagonisti italiani della Nuova Era edito da Melchisedek e lo stesso anno è più volte ospite sulla radio RTL 102.5 della trasmissione Totem.
Attraverso conferenze, libri, articoli e interventi mediatici, Giorgio divulga i risultati delle sue ricerche e delle sue conoscenze, per accompagnare più persone possibile a migliorare la qualità della loro vita in sincronia con il grande cambiamento epocale di cui tutti siamo consapevoli.

sabato 6 giugno 2009

L'ultima spiaggia

Un aspirante alla realizzazione spirituale s'addentrò nella giungla. Non era facile aprirsi un varco nell'intricato sottobosco e l'impresa divenne ancor più drammatica quando, udito il ruggire di un leone, egli fu costretto ad arrampicarsi su un albero. La belva, feroce però, che lo intravedeva fra i rami, circuiva la pianta con una furia terribile. Sull'albero c'era un orso che attaccò il malcapitato; per fortuna, essendo un albero banyan, c'erano due liane che calavano dai rami e che consentirono all'aspirante di rimanere sospeso a mezz'aria e sfuggire così sia al leone che all'orso. All'attaccatura delle liane c'erano però due topi, uno bianco e l'altro nero, che rosicchiavano le liane. Ad ogni morso dei roditori, la sua vita era sempre più precaria. Su uno dei rami più alti, c'era un favo pieno di miele. L'aspirante, pur in quella situazione pericolosa, non resistette alla tentazione di raccogliere con la lingua alcune gocce del dolce nettare che cadevano. In quella trappola di disperazione e di terrore, implorò il suo guru: «Maestro, vieni a salvarmi!» Il guru, che si trovava in quei paraggi, udì la sua invocazione e si affrettò a prestargli soccorso. Portò con sé arco e frecce, uccise il leone e l'orso, mise in fuga i topi spaventandoli e salvò il discepolo dalla paura della morte. Poi, portò l'uomo nel proprio ashram e gli insegnò la strada della liberazione.

Questa è la storia di ciascuno di voi. Il mondo è la giungla in cui vagate; il leone è la paura che vi fa salire sull'albero del samsara, sui rami delle attività terrene; l'orso è l'ansia che vi terrorizza e perseguita ad ogni passo compiuto nel samsara. Così, siete costretti a scivolare negli attaccamenti e nelle azioni che creano dei legami per mezzo delle due liane gemelle che vi fanno alternare fra speranza e disperazione. I due topi sono il giorno e la notte, che vi portano via il tempo della vita. Nel frattempo, cercate di gustare qualche piccola porzione di felicità, le dolci ma piccole gocce dell'egoismo e del senso di possesso. Quando vi accorgete che quelle gocce valgono ben poco e per giunta sono irraggiungibili, urlate per il dolore della rinuncia e chiamate il guru. E il guru appare, sia dentro che fuori di voi. E vi salva la vita, liberandovi dalla paura e dall'ansia.

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